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  • Logistica sotto pressione: come gestire meglio attese, flussi e… compliance

    Logistica sotto pressione: come gestire meglio attese, flussi e… compliance

    Capita più spesso di quanto si pensi.

    L’autista arriva al magazzino puntuale, ma trova la banchina ancora occupata. Il personale del ricevimento merci non è stato avvisato. Il trasportatore prova a contattare il responsabile operativo, ma nel frattempo si crea coda, tensione e poi magari… arriva anche un altro camion. In due parole, molto poco apprezzate da chi lavora nella logistica: tempo perso. Le ore si accumulano, i pallet restano in attesa e i documenti che li accompagnano tardano a iniziare quel giro, da un ufficio all’altro, con cui ottenere l’agognato “via libera”. Si fa tardi, si rischia il troppo tardi.

    A volte va così. In altri casi, invece, è può mancare l’informazione: la prenotazione dello slot di carico o scarico è stata fatta via email, c’era, forse qualcuno l’ha anche confermata ma… nessuno poi ha aggiornato il sistema. Capita… come capita anche che il magazzino prepari la merce, ma il mezzo quando arriva è sovradimensionato oppure arriva prima o dopo. Il risultato? La saturazione non è più bilanciata, si creano colli di bottiglia e fenomeni di congestione negli orari meno indicati, giorno dopo giorno secondo una routine che poco ha a che vedere con l’efficienza logistica e può generare non poca frustrazione. Tutto questo, nonostante gli sforzi, capita perché il coordinamento necessario coinvolge molteplici attori: i produttori, i logistici, i trasportatori e i destinatari della merce.

    Per cercare di fare un po’ d’ordine in questo contesto, si è pensato di ricorrere a qualche norma, andando a spolverare sull’intero processo qualche nuova necessità di compliance normativa. Con l’entrata in vigore del Decreto-Legge del 21 maggio 2025 n. 73, le imprese sono infatti tenute a fornire in anticipo tutte le informazioni necessarie al vettore per poter operare la gestione della merce. Non è più solo un’esigenza operativa, quindi, ma diventa un obbligo regolamentato, con responsabilità chiare.

    In uno scenario come questo, affidarsi ancora ai tradizionali e – come abbiamo visto – un po’ farraginosi scambi informali, basati su canali non tracciabili e strumenti non integrati, espone le aziende a rischi crescenti: ritardi, inefficienze, errori e… sanzioni.

    Per rispondere alla sfida di fare prenotazioni tracciabili, condivise e chiare, che raccolgano tutte le informazioni necessarie, TESISQUARE ha progettato TESI TC1, la piattaforma di slot booking collaborativa, semplice da usare e facilmente integrabile, pensata proprio per connettere in tempo reale tutti gli attori della supply chain: un vero toccasana per «oliare e semplificare» processi logistici e di trasporto.

    Con TESI TC1 è possibile prenotare in modo preciso le fasce orarie di carico e scarico, tracciare ritiri e consegne, gestire eventuali anomalie e garantire quella comunicazione strutturata e completa delle informazioni, che viene richiesta dalla normativa. Un sistema che migliora l’efficienza operativa, riduce i tempi di attesa e porta visibilità e controllo in ogni punto della filiera.

    Se vuoi saperne di più, puoi scaricare il Flyer completo per approfondire funzionalità e benefici.

  • Il regolamento eFTI e l’e-CMR

    Il regolamento eFTI e l’e-CMR

    L’evoluzione digitale del mondo dei trasporti prende corpo grazie a due pilastri normativi e tecnologici che avanzano a braccetto: il regolamento eFTI (Electronic Freight Transport Information) e il protocollo e-CMR. Il primo – Regolamento UE 2020/1056, annunciato come il primo di una serie di norme che porteranno alla piena digitalizzazione della documentazione che accompagna la merce in transito – definisce le regole per la condivisione e il trattamento in formato elettronico delle informazioni richieste dalle autorità competenti lungo tutta la catena logistica. Il secondo, l’e-CMR (qui spiegato in modo più ampio ed esaustivo), è la declinazione digitale della storica lettera di vettura internazionale per il trasporto stradale. Due strumenti distinti ma profondamente sinergici: l’e-CMR è oggi il candidato naturale ed esplicito all’interno della cornice di interoperabilità tracciata da eFTI, per diventare lo standard de facto per digitalizzare la “bolla” (qui un Flyer che aiuta a comprendere meglio il contesto).

    In Spagna l’e-CMR potrebbe diventare obbligatorio: la transizione è già iniziata

    In Spagna, la Legge sulla Mobilità Sostenibile prevede una prossima introduzione dell’obbligo di e-CMR (non prima del 2026 – qui qualche informazione in più). Nonostante il quadro normativo non sia ancora definitivo, il fermento è già evidente: numerosi operatori hanno avviato progetti pilota e sperimentazioni, coinvolgendo vettori, spedizionieri e committenti. L’obiettivo è duplice: testare sul campo i flussi digitali e preparare l’intero ecosistema alla scadenza normativa. In particolare, si stanno sperimentando scenari di trasporto nazionale e internazionale, lavorando anche sui flussi iberici e transfrontalieri verso Francia e Portogallo.

    In Portogallo si attiva il pilota eFTI

    Il Portogallo è protagonista di un’interessante sperimentazione eFTI. Il progetto, previsto per la seconda metà del 2025, coinvolge le autorità pubbliche, gli operatori logistici e alcuni fornitori tecnologici ed è incentrato sulla gestione digitale dei documenti in scenari multimodali (strada-ferrovia) e transnazionali. Gli scambi informativi verranno testati con la verifica della conformità normativa e la validazione delle firme elettroniche. L’iniziativa rappresenta un banco di prova concreto per testare l’integrazione dell’e-CMR nei flussi eFTI.

    L’e-CMR è già presente nel Benelux

    I Paesi del Benelux sono tra i precursori dell’adozione dell’e-CMR. Dal 2023, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo promuovono attivamente la digitalizzazione dei documenti di trasporto e l’integrazione con piattaforme private conformi ai requisiti eFTI. Anche le autorità doganali sono state coinvolte nei test per abilitare l’uso legale dei documenti digitali anche nei controlli su strada ed esiste un elenco di fornitori di e-CMR riconosciuti in tutto il Benelux. L’utilizzo del numero di lettere di vettura è sempre aumentato dall’inizio del progetto pilota (2017): Addirittura, nel corso della pandemia Covid, l’uso del e-CMR è addirittura aumentato del 50%. 

    Bulgaria: e-CMR in azione tra pubblico e privato

    Nel 2025, in Bulgaria è partito un progetto pilota per digitalizzare la bolla nel trasporto su gomma. Il progetto si distingue per l’adozione su tratte transfrontaliere e per l’interazione diretta con le autorità locali per la validazione dei documenti digitali. 

    A Verona la prima sperimentazione eFTI italiana

    Il 22 maggio 2025 segna una tappa cruciale per l’Italia. A Verona si è svolta la prima sperimentazione ufficiale del Regolamento eFTI, su un trasporto reale tra Italia e Austria. L’iniziativa – promossa dal MIT, con il supporto operativo di RAM e in collaborazione con le associazioni ANITA e Fedespedi – ha visto l’impiego dell’e-CMR come documento operativo, validato tramite una versione semplificata del nodo nazionale “eFTI Gate Italy”. Le forze di polizia hanno verificato i dati in tempo reale, dimostrando come sia oggi possibile sostituire efficacemente la bolla cartacea in scenari cross-border. Questo test rappresenta un primo passo verso una successiva adozione su larga scala.

    In sintesi, e-CMR ed eFTI possono portare alla digitalizzazione della bolla

    Ciò che emerge da questo mosaico europeo è nitido: l’e-CMR sta diventando lo strumento digital e naturale per la eliminare la bolla di trasporto cartacea, mentre il regolamento eFTI sta preparando il quadro normativo abilitante per questa trasformazione, garantendo interoperabilità, legalità e validazione dei flussi informativi. Le sperimentazioni iniziate confermano che la digitalizzazione non è più solo una prospettiva futura, ma una realtà che si sta costruendo con pragmatismo, collaborazione pubblico-privato e volontà di standardizzazione. Le aziende più lungimiranti non è bene che stiano a guardare, meglio prepararsi oggi a quello che domani sarà indispensabile, portandosi a casa il vantaggio di una mossa anticipata. 

  • Come Prepararsi all’EUDR

    Come Prepararsi all’EUDR

    Dal 30 dicembre 2025, il Regolamento Europeo contro la deforestazione (EUDR – Regolamento UE 2023/1115) imporrà obblighi stringenti alle aziende che operano in Europa e nel mondo. Un cambio di paradigma che non solo coinvolge i settori agricolo e forestale, ma anche fashion & luxury, automotive, food, design e molti altri.

    Questo white paper, realizzato da Elision in collaborazione con TESISQUARE e Bosaz Studio Legale, è una guida chiara e completa per:

    • Identificare se la tua azienda rientra nel perimetro della normativa EUDR.
    • Comprendere gli obblighi legali e le sanzioni per mancata conformità.
    • Preparare una strategia efficace di due diligence.
    • Scoprire le tecnologie per la tracciabilità e la raccolta dati ESG.
    • Attuare soluzioni IT per gestire i DDS e l’integrazione con TRACES NT.

    Scopri come preparare la tua azienda alla normativa EUDR ed evitare sanzioni.

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  • Le Dogane sono sempre più “digitali”

    Le Dogane sono sempre più “digitali”

    La digitalizzazione delle Dogane: un cambiamento in atto

    Le Dogane di tutte Europa, Italia inclusa, stanno attraversando una trasformazione radicale verso una crescente digitalizzazione. L’obiettivo è rendere i processi più efficienti, tracciabili e conformi alle normative in vigore ed emergenti. Entro il 2030, le dichiarazioni doganali saranno basate esclusivamente su flussi di dati, riducendo la burocrazia e migliorando la trasparenza. Per le imprese, significa adattarsi rapidamente a nuovi strumenti e costruire nuove procedure, cogliendo al contempo opportunità di semplificazione e integrazione scegliendo con cura i propri sistemi informativi a supporto.

    Le normative attuali e future: nuovi obblighi informativi

    Le normative doganali stanno imponendo un carico informativo sempre più significativo per le operazioni di import/export. Le aziende devono fornire dati dettagliati su prodotti e filiere per garantire trasparenza, tracciabilità e conformità alle nuove regolamentazioni. Alcuni rilevanti esempi di questo trend sono riportati di seguito.

    • CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism): impone una tassa sul carbonio per alcune voci di importazioni, obbligando le aziende a dichiarare le emissioni di CO₂ relative alla produzione di queste merci.
    • EUDR (EU Deforestation Regulation): vieta l’importazione ed esportazione di prodotti collegati alla deforestazione, richiedendo prove documentali della loro origine sostenibile.
    • CITES (Convention on International Trade in Endangered Species): regola il commercio internazionale di specie protette, richiedendo permessi specifici per l’import/export di flora e fauna a rischio. Nel 2021 il regolamento EU 2280 ha introdotto nuovi requisiti per la tracciabilità digitale delle pelli esotiche e un sistema più rigoroso di documentazione dell’origine dei materiali.
    • Digital Product Passport (DPP): un passaporto digitale obbligatorio dal 2027 con dati strutturati su origine, materiali e grado di sostenibilità che un prodotto lungo la filiera.
    • CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive): impone alle grandi aziende di rendicontare in modo dettagliato il proprio impatto ambientale, sociale e di governance (ESG).
    • CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive): obbliga le imprese a monitorare l’intera supply chain per prevenire impatti negativi su ambiente e diritti umani.

    Questi esempi normativi – una selezione indicativa di un elenco complessivamente più ampio – dimostrano come il commercio internazionale sia sempre più orientato alla raccolta e alla gestione di grandi moli di dati: affidabili, verificati, verificabili e/o certificati. 

    L’aumento del carico informativo e normativo “alle porte”, richiede un cambio di passo nella gestione dei processi doganali. La digitalizzazione emerge quindi come un elemento sostanziale (forse l’unico elemento possibile) per semplificare le attività operative, garantendo sia la conformità normativa, sia la continuità del business in modo non solo efficace ma anche efficiente. Per un ulteriore approfondimento, si rimanda anche al contributo: “Digitalizzazione e governance – in compliance – nelle relazioni con le Dogane

  • Obbligatorietà dell’e-CMR in Spagna

    Obbligatorietà dell’e-CMR in Spagna

    L’OBBLIGATORIETÀ DELL’E-CMR IN SPAGNA: TRA OPPORTUNITÀ E SFIDE NEL MONDO DEI TRASPORTI

    L’e-CMR rappresenta l’evoluzione digitale della lettera di vettura internazionale, un documento fondamentale per il trasporto merci su strada, regolato dalla Convenzione CMR. Questo documento digitale non è solo una copia elettronica, ma un processo completamente integrato che coinvolge tutti gli attori della filiera logistica: mittenti, vettori, autisti e destinatari; consente la gestione di dati, firme elettroniche e conservazione digitale in conformità alle normative europee; è supportato dal Regolamento eFTI, che mira alla standardizzazione e all’efficienza delle informazioni di trasporto.

    Che cos’è l’e-CMR?

    L’e-CMR è la versione digitale della lettera di vettura CMR e promuove uno scambio di dati strutturato e trasparente. La sua implementazione offre una vasta gamma di benefici per il settore logistico: tra cui una riduzione significativa degli errori amministrativi; una visibilità migliorata lungo tutta la supply chain; una gestione più dinamica delle operazioni grazie all’accesso in tempo reale ai dati condivisi. Inoltre, facilita il rispetto delle normative europee in continua evoluzione e favorisce una gestione integrata con sistemi ERP e WMS.

    I punti chiave della normativa

    La legge spagnola sulla mobilità sostenibile, disciplinata dal Regolamento eFTI e dalla Disposizione Transitoria Ottava, introduce l’obbligatorietà dell’e-CMR. Gli obiettivi principali sono:

    • ridurre l’uso della carta e il conseguente impatto ambientale;
    • aumentare l’efficienza amministrativa e ridurre i tempi di gestione documentale;
    • promuovere la trasparenza attraverso la digitalizzazione delle operazioni;
    • supportare la compliance normativa con l’adozione di standard europei.

    Questa transizione richiede alle aziende di adattarsi a nuove scadenze normative e di integrare soluzioni tecnologiche che soddisfino i criteri richiesti dalla normativa eFTI. La Spagna sembra voler affrontare con particolare commitment il passaggio alla “bolla digitale” e si parla espressamente di un obbligo a partire da gennaio 2026.

    Benefici e sfide per le aziende

    I benefici derivanti dall’adozione dell’e-CMR sono numerosi, ma è importante sottolineare che il loro impatto dipende da diversi fattori, tra cui il volume delle operazioni e il livello di integrazione con i sistemi aziendali. Tra i principali vantaggi, si evidenziano:

    • una riduzione che può arrivare fino a superare il 75% degli errori amministrativi, grazie all’eliminazione della gestione manuale dei documenti (fonte: analisi TESISQUARE);
    • un risparmio stimato tra ca. 4,5 euro (fonti: Osservatorio Digital B2B, Politecnico di Milano, 2014; A-ES Logistics) e ca. 14 euro (fonte: P4i, DigitalB2BTrasnformation, 2019; Università di Hasselt, Benelux e-CMR Pilot Project, 2019; Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council on eFTI, EU Commission, 2018) per consegna, a seconda della complessità delle operazioni e dei volumi considerati;
    • un incremento della produttività operativa, legata al minor tempo dedicato ad operazioni manuali e alla riduzione degli errori (soprattutto legati ad attività di data entry, frequentemente asincroni) che può tradursi in un beneficio annuo stimato di 370.000 euro per chi emette 50.000 e-CMR (fonte: elaborazione dati sui benefici dell’e-CMR rilevati da molteplici ricerche in Europa);
    • un miglioramento della visibilità lungo la supply chain, grazie al monitoraggio in tempo reale e alla condivisione delle informazioni, che permette di ottimizzare le operazioni logistiche.

    Questi dati, raccolti da casi studio europei e analisi sul campo, dimostrano come l’e-CMR possa generare un impatto positivo sia per i mittenti che per i destinatari, promuovendo una collaborazione più efficace tra tutti gli attori della filiera. Inoltre, la spinta verso l’innovazione tecnologica, insieme alla crescente pressione normativa, rende questa evoluzione cruciale per mantenere competitività sul mercato spagnolo.

    Come prepararsi

    Per affrontare questa transizione, le aziende devono adottare strategie chiare e mirate. Ecco alcuni passi consigliati:

    • implementare, prima che si profilino le necessità di adempiere a obblighi normativi, piattaforme tecnologiche che supportino l’integrazione con il protocollo e-CMR Europei e con i sistemi gestionali;
    • formare il personale sull’utilizzo dei nuovi strumenti digitali e sui requisiti normativi, per cogliere i benefici della digitalizzazione ed evitare che processi ormai obsoleti ostacolino le necessarie esigenze di change management;
    • collaborare con partner e fornitori tecnologici che operano con respiro europeo e internazionale, con cui sviluppare soluzioni che soddisfino le esigenze specifiche di compliance normativa ma anche quelle del proprio business, introducendo al meglio le novità che l’e-CMR si porta dietro (possibilità di allegare foto e documenti).

    Per un approfondimento si suggerisce di consultare il testo completo della normativa – BOE

    La transizione all’e-CMR rappresenta un investimento strategico per il Paese e per tutta l’economia Europea. Se pianificata e affrontata per tempo, con le adeguate risorse, l’adozione dell’e-CMR può trasformarsi per molte imprese in un vero e proprio catalizzatore per abilitare una crescita sostenibile (la dimensione del beneficio è tale che da fattore di efficienza operativa può trasformarsi in differenziale competitivo strategico) e per costruire un ecosistema digitale e più competitivo.

  • Radio Alba Partnership

    Radio Alba Partnership

    Radio Alba Partnership

    Campagna Employer branding

    Radio Alba è una delle prime radio libere a nascere il 29 febbraio del 1976 ed è ancora oggi voce indipendente e libera di Langhe, Roero e Monferrato. Grazie alla sponsorship, anche, di Tesisquare, il Radio Alba Festival, che celebra la musica indipendente del territorio, offre un palcoscenico a talenti locali e promuove iniziative di solidarietà.

    Grazie a questa collaborazione, ogni anno, Tesisquare ha l’occasione di veicolare, attraverso l’emittente, il nostro Brand ed anche quest’anno saremo al centro di una campagna che sarà messa in onda dal 03/02/25 al 09/02/25 e dal 17/02/25 al 23/02/25, nei seguenti orari: 7.40-10.00-13.40-16.00-18.50.

    Lo spot che sarà trasmesso è dedicato alla Service Unit, nell’ambito delle attività di Employer Branding e Talent Attraction pianificate dalla Direzione HR nel 2025.

    Di seguito anticipiamo il contenuto della campagna:

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    Nella seconda parte dell’ anno avremo la possibilità di effettuare una nuova campagna i cui contenuti sono in corso di definizione.

  • Fattura elettronica alla prova Vida e Mercato unico: cosa devono aspettarsi le aziende

    Fattura elettronica alla prova Vida e Mercato unico: cosa devono aspettarsi le aziende

    Fattura elettronica alla prova Vida e Mercato unico: cosa devono aspettarsi le aziende

    Quale ruolo ha, e avrà, la fatturazione elettronica alla luce della rivoluzione Vida e del Mercato unico digitale europeo: approfondiamo i benefici dell’e-fattura per le aziende, prevedendo come si evolverà

    Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha ridefinito profondamente i processi amministrativi e contabili in Europa, con la fatturazione elettronica al centro di questa rivoluzione.

    La fatturazione elettronica non solo permette, in azienda, una gestione più efficiente della documentazione fiscale, ma rappresenta anche un passo cruciale verso i processi di integrazione lungo le filiere e la creazione di un competitivo Mercato unico digitale europeo, un’iniziativa chiave dell’Unione Europea finalizzata ad eliminare le barriere digitali tra gli Stati membri e a promuovere la libera circolazione di beni, servizi e dati.

    La fatturazione elettronica ha conosciuto una rapida espansione in Europa, con alcuni Paesi che hanno reso obbligatoria la sua adozione. In Italia, ad esempio, la fatturazione elettronica è stata resa obbligatoria dal 2019 per le transazioni tra imprese (B2B) e verso la Pubblica Amministrazione (B2G). Questo strumento ha già dimostrato il suo potenziale per ridurre i costi operativi, migliorare la trasparenza e contrastare l’evasione fiscale.

    Fatturazione elettronica, lo scenario in UE

    A livello europeo, l’obiettivo è ora quello di diffondere tra i vari Paesi la capacità di gestire dati fiscali in modalità elettronica e strutturata sfruttando le leve degli strumenti di Tax Reporting (l’invio di dati fiscali a fine periodo) e di fatturazione elettronica, laddove introdotta. L’adozione di modelli comuni di gestione dei dati fiscali contribuirebbe, infatti, a migliorare le prestazioni di monitoraggio del gettito d’IVA e, potrebbe accompagnare le imprese verso modelli sempre più digitali per la gestione delle relazioni di supply chain.

    In questo scenario, un ruolo centrale è svolto dal progetto VIDA (VAT In Digital Age). Questo programma, promosso dalla Commissione Europea, mira a trasformare la gestione dell’IVA attraverso un sistema digitale e regolato centralmente. Il progetto VIDA introduce il Tax Reporting IVA, garantendo una visibilità accurata e immediata delle transazioni economiche, per creare una sorta di “rete digitale Europea” tra le autorità fiscali degli Stati membri.

    Gli obiettivi

    Dal punto di vista del legislatore, VIDA rappresenta una risposta diretta alle problematiche di evasione fiscale e alla complessità della compliance che le aziende europee affrontano quando operano in più Paesi. Con la digitalizzazione dei processi IVA, VIDA promette di ridurre i rischi di evasione (più o meno consapevoli) e semplificare i requisiti normativi, offrendo alle aziende un sistema armonizzato di gestione fiscale. Dal punto di vista delle aziende, in tutta Europa, significa disporre di regole certe e procedure informatiche stabili, in grado di stimolare processi digitali con cui abbattere i costi operativi e migliorare l’accuratezza delle operazioni contabili.

    Una delle sfide principali alla realizzazione di un sistema di fatturazione elettronica armonizzato a livello Europeo è quella dell’interoperabilità. I sistemi di fatturazione elettronica attuali, hanno regole e modelli di funzionamento che variano da Paese a Paese: la convergenza verso modelli operativi e standard comuni, prevista da VIDA tra 2030 e 2035, potrà richiedere anche un ulteriore investimento tecnologico.

    L’interoperabilità non è solo un tema tecnico: può infatti vere implicazioni dirette anche sul modo in cui le aziende gestiscono le transazioni. Un sistema integrato e armonizzato a livello Europeo permetterà di superare molte barriere burocratiche, facilitando i flussi commerciali e rendendo i processi di compliance più fluidi. Il progetto VIDA prevede anche la creazione di infrastrutture standardizzate che possano facilitare la comunicazione tra i vari sistemi nazionali, nel rispetto dei vincoli di sicurezza e protezione dei dati.

    I benefici della fatturazione elettronica

    Va aggiunto che l’adozione della fatturazione elettronica comporta benefici economici tangibili. Secondo stime della Commissione Europea, la digitalizzazione completa della fatturazione e dei pagamenti potrebbe portare risparmi annuali fino a 40 miliardi di euro per le aziende europee. Il numero è enorme, ma va letto sull’intero ecosistema di aziende del panorama economico Europeo. Questo beneficio deriva principalmente dalla riduzione dei tempi di gestione delle transazioni, correlati alla crescente automazione nei processi di riconciliazione e a una riduzione nel numero delle inaccuratezze. Inoltre, è atteso un conseguente miglioramento nella gestione della liquidità, che potrebbe derivare da flussi di pagamento potenzialmente più rapidi.

    L’impatto sulle PMI

    Per le piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono la spina dorsale dell’economia europea, la riduzione dei costi amministrativi e l’accesso a un sistema di fatturazione elettronica semplificato può rappresentare un’opportunità, per aumentare la competitività a livello internazionale. La principale attesa è che crescenti processi di digitalizzazione possano aiutare queste imprese a reinvestire risorse nella crescita e nell’innovazione, migliorando prestazioni critiche e creando differenziali competitivi robusti anche rispetto ad altre imprese non Europee.

    All’interno di questo quadro di digitalizzazione nelle imprese, accompagnata da stimoli normativi precisi, un altro progetto rilevante è quello del “Passaporto Digitale per i prodotti”, che permette di tracciare l’origine di un prodotto, attraverso la mappa delle provenienze di ogni sua parte, con una copertura attesa dalla produzione fino all’accesso al mercato finale. Su questo fronte, spingono normative doganali e legate al contesto ESG.

    Conclusione

    Nel lungo periodo, il successo del progetto VIDA e del Mercato unico digitale europeo dipenderà anche dall’impegno dei governi e delle aziende nell’adottare tecnologie innovative e nel superare le barriere culturali e burocratiche. Operare in un ecosistema digitale efficiente, sicuro e interoperabile offre non solo vantaggi economici alle singole imprese che lo compongono ma anche l’opportunità di costruire un’economia europea più resiliente e sostenibile, capace di affrontare con maggiore consapevolezza e solidità le sfide competitive che giungeranno nel prossimo futuro.

    Fonte: Agenda Digitale

    Autore: Carmine Ruopolo International EDI Business unit manager Tesisquare

  • Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    La nuova frontieradella sicurezza informatica per proteggere PA, imprese e supply chain. Cosa prevede e come adeguarsi alla Direttiva che impone nuovi standard di sicurezza informatica.

    Lo Stato italiano ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto di recepimento della Direttiva NIS2 lo scorso 1° ottobre 2024. La Direttiva mira a rafforzare il livello globale di cybersicurezza all’interno degli Stati membri, per garantire l’adozione di misure tecniche ed organizzative adeguate contro i rischi informatici attraverso un aumento delle capacità di resilienza aziendale su tutto il processo di gestione di tali rischi, dalla prevenzione alla minimizzazione dell’impatto che tali incidenti possano causare.

    La Network and Information Security (NIS) è stata allineata con altre normative europee settoriali specifiche come la Direttiva sulla resilienza operativa digitale per il settore finanziario (DORA) – Regolamento che ha lo scopo  di incrementare le misure di sicurezza informatica del settore finanziario – e la Direttiva sulla resilienza delle entità critiche (CER), volta a ridurre le vulnerabilità delle infrastrutture strategiche come energia, trasporti e acque potabili in caso di attacchi ibridi, catastrofi naturali, minacce terroristiche ed emergenze di sanità pubblica. La nuova normativa si colloca in un contesto storico senza precedenti: la pandemia da Covid-19 e il conflitto russo-ucraino hanno trasformato il mondo digitale, aumentando vulnerabilità e rischi. La NIS2 rappresenta quindi una risposta strategica e sistematica per rafforzare la resilienza in 18 settori considerati altamente critici tra i quali l’energia, telecomunicazioni, logistica e gestione dei rifiuti. La sicurezza non è solo un obbligo normativo ma una scelta strategica e può rappresentare un vantaggio competitivo per le aziende: proteggere il proprio perimetro digitale significa garantirne la stabilità e la capacità di competere nel mercato.

    Le principali novità della Direttiva NIS2

    La Direttiva impone agli Stati membri di adottare piani nazionali di cybersicurezza e di nominare o istituire autorità nazionali, autorità di gestione delle emergenze informatiche, punti di contatto unici e meccanismi di vigilanza e sanzione. Viene richiesta una rapida reazione agli incidenti più gravi e la collaborazione tra gli Stati membri ed è prevista la creazione di un team di risposta agli incidenti di sicurezza informatica (CSIRT) per assistere gli Stati membri e gli operatori economici. La Direttiva introduce inoltre il concetto di catena di approvvigionamento e i relativi requisiti di sicurezza e amplia le categorie di soggetti a cui la Direttiva stessa si applica: soggetti essenziali (settori ad alta criticità) e soggetti importanti all’interno di settori critici come “operatori di servizi essenziali” e “fornitori di servizi digitali”. Uno dei temi centrali è la protezione della supply chain: ogni attore, dai fornitori ai manutentori, deve essere messo in sicurezza per evitare che un solo anello debole comprometta l’intero sistema. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sta già lavorando per definire, entro aprile 2025, misure flessibili basate sull’analisi del rischio, offrendo indicazioni pratiche per difendersi da attacchi sempre più sofisticati.

    Obblighi e scadenze della Direttiva NIS2

    Il Decreto Legislativo 138/2024 introduce gli obblighi e le scadenze di recepimento della NIS2, in dettaglio:

    • Le aziende e le pubbliche amministrazioni dovranno svolgere un assesment per comprendere se siano o meno soggette agli obblighi della Direttiva NIS2.
    • Dal 1° dicembre 2024 fino al 28 febbraio 2025, i punti di contatto dovranno autenticarsi sul portale ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale), utilizzando le credenziali SPID. Durante questo periodo, gli utenti designati come punti di contatto dovranno compilare una dichiarazione tramite il Servizio NIS/Registrazione, assicurandosi che le informazioni fornite siano corrette e aggiornate. In particolare, secondo un vademecum stilato da DNV gli utenti dovranno: indicare se il soggetto è parte di un gruppo di imprese e fornire il codice fiscale della capogruppo, se applicabile; elencare le imprese collegate e fornire i relativi codici fiscali; Elencare i codici Ateco che descrivono l’attività del soggetto; indicare le normative settoriali dell’Unione europea pertinenti; fornire i valori del fatturato, del bilancio e il numero di dipendenti per determinare la categoria dell’impresa.
    • Entro il 17 gennaio 2025 dovranno registrarsi sulla piattaforma i fornitori di servizi di sistema dei nomi di dominio, i gestori di registri dei nomi di dominio di primo livello, i fornitori di servizi di registrazione dei nomi di dominio, i fornitori di servizi di cloud computing, dei servizi di data center, delle reti di distribuzione dei contenuti, i fornitori di servizi gestiti e di sicurezza nonché i fornitori di mercati online, di motori di ricerca e di piattaforme di social network.
    • Entro il 31 marzo 2025, l’ACN redigerà l’elenco dei soggetti essenziali e dei soggetti importanti sulla base delle registrazioni ricevute attraverso la piattaforma.
    • Tra il 1° aprile 2025 e il 15 aprile 2025, l’ACN comunicherà ai soggetti interessati se sono stati inseriti tra l’elenco dei soggetti essenziali o importanti.
    • Entro il 15 aprile 2025, i soggetti che avranno ricevuto la comunicazione dovranno nominare con un apposito atto un soggetto che abbia la responsabilità dell’adempimento degli obblighi del decreto.

    I soggetti interessati dalla Direttiva dovranno procedere con ulteriori adempimenti: entro il 01/01/2026 obbligo di notifica incidenti ed entro il 1° ottobre 2026 si dovrà adempiere agli obblighi in materia di organi amministrativi e delle misure di sicurezza. Ogni anno l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale aggiornerà l’elenco dei soggetti coinvolti. Le aziende e le pubbliche amministrazioni avranno la possibilità di registrarsi ogni anno, tra gennaio e febbraio, qualora ritengano di far parte dei soggetti interessati. A seguito dell’entrata in vigore della NIS2 e dell’individuazione degli operatori coinvolti potranno essere eseguite attività di vigilanza ed audit a campione per verificare la conformità degli stessi alla Direttiva. Nel caso di non conformità, per le aziende coinvolte saranno applicabili delle sanzioni.

  • MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    I dati del Rapporto Cnalcis – realizzato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT – sulla lotta alla contraffazione e all’italian sounding, sono stati presentati durante la nona edizione della Settimana Anticontraffazione.

    A nove mesi dall’entrata in vigore della  legge quadro per il Made in Italy (n. 206 del 27 dicembre 2023), sono 2.357 i casi di applicazione delle nuove disposizioni. Circa 100 sono i casi in cui è stata prevista la distruzione delle merci contraffatte sequestrate e oltre 2.200 i casi di applicazione delle nuove sanzioni pecuniarie, incrementate rispetto al passato. Relativamente alle azioni di enforcement, nel primo semestre 2024 sono state quasi 9.000 le operazioni di sequestro effettuate. In particolare, sono stati più di 2.700 gli interventi operati dalla Guardia di Finanza e oltre 4.000 quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Sono i principali dati contenuti nel Rapporto Cnalcis, realizzato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT, sulle attività svolte per la lotta alla contraffazione dalle amministrazioni competenti, presentati in occasione della nona edizione della Settimana Anticontraffazione (21/25 ottobre 2024).

    La legge quadro per il Made in Italy

    La legge mira a sostenere e promuovere, a livello nazionale e internazionale, le eccellenze produttive e il patrimonio culturale del nostro Paese. Un impegno verso la valorizzazione di un marchio che racchiude la qualità, l’innovazione e la tradizione del nostro tessuto imprenditoriale e culturale. Nella Legge, infatti, sono state introdotte misure per la protezione dei marchi e delle eccellenze italiane, tramite il potenziamento delle sanzioni e l’ampliamento degli strumenti a disposizione delle autorità competenti. Numerose sono le azioni per sensibilizzare i consumatori, soprattutto i giovani: oltre 3.000 sono stati gli studenti coinvolti quest’anno nella quarta edizione della “Giornata della Lotta alla Contraffazione per gli Studenti”. Un altro target centrale nelle azioni per la tutela, anche all’estero, della proprietà industriale sono le imprese: la Linea Diretta Anticontraffazione dedicata ha raccolto 447 segnalazioni di possibili violazioni dei diritti di proprietà industriale.

    I settori colpiti dalla contraffazione

    A livello settoriale, l’agroalimentare è stato interessato da circa 300 interventi del MASAF-ICQRF e 35 dei Carabinieri (Comando per la Tutela Agroalimentare), di cui 26 a marchio tutelato DOP e IGP, 7 per privative vegetali e 2 relativi a Made in Italy. La tutela della salute ha visto, da parte dei Carabinieri – NAS, quasi 200 oscurazioni di siti web che vendevano prodotti sanitari falsi. Sono 1.200 le operazioni svolte, infine, dai Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Importante anche l’impegno istituzionale per prevenire e contrastare la diffusione del falso on-line: 7 sono le piattaforme web con cui si è consolidata la rete di collaborazione pubblico-privata, con la condivisione di intenti comuni per azioni e strumenti di rimedio.

    L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Mimit ha elaborato nel database IPERICO oltre 500 mila dati, pervenuti dalle diverse banche dati delle autorità italiane di enforcement. Le principali evidenze emerse per il 2023 registrano che le categorie merceologiche maggiormente sequestrate per contraffazione sono state l’abbigliamento (43,2%), gli accessori per abbigliamento (23%) e le calzature (10,5%), tutti settori storicamente colpiti dal business illegale e che rappresentano alcune tra le produzioni di eccellenza della manifattura e del Made in Italy. Quanto alla provenienza degli articoli falsi, risulta prevalere la Cina, seguita da Turchia, Marocco e Pakistan. Tra il 2008 e il 2023, sono stati quasi 241 mila i sequestri e 699,5 milioni i pezzi contraffatti sequestrati, per un valore economico stimato della merce sequestrata di oltre 6,14 miliardi di euro sottratti al circuito illegale.

  • Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Le turbolenze degli ultimi tempi hanno dimostrato quanto le supply chain possano essere vulnerabili a eventi inaspettati, dalla pandemia alle crisi geopolitiche ai cambiamenti climatici. Nell’attuale scenario economico, quindi, la capacità di gestire l’imprevisto si configura come un elemento imprescindibile per le aziende operanti nel settore logistico. Gli eventi recenti, come l’aggressione della Russia, le tensioni in Medio Oriente e l’escalation tra USA e CINA, hanno evidenziato l’urgenza di sviluppare strategie reattive e resilienti, in grado di garantire continuità operativa anche in contesti di forte instabilità.

    Logistica e carenza di manodopera

    Nel nostro Paese, il settore della logistica sta attraversando un periodo di trasformazione. Nel 2023 ha registrato un fatturato di circa 112 miliardi di euro, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, si evidenziano alcune criticità, tra cui la carenza di manodopera, con un deficit in Italia di circa 60.000 lavoratori. Questo problema si riflette anche a livello europeo, dove la mancanza di personale è una questione cruciale per il futuro della logistica​.

    Le aziende del settore stanno cercando di rispondere a questi problemi con innovazioni tecnologiche, come la digitalizzazione dei processi, che consentono di aumentare l’efficienza operativa. Queste piattaforme innovative facilitano il monitoraggio in tempo reale dei flussi logistici, dalla prenotazione degli slot di carico alla distribuzione finale, riducendo i tempi di reazione e migliorando la produttività complessiva.

    Garantire solidità operativa di fronte alle sfide più imprevedibili

    Nella creazione di ecosistemi digitali per la supply chain ottimizzare i processi logistici non significa solo incrementare l’efficienza: è fondamentale costruire un’infrastruttura capace di adattarsi rapidamente alle fluttuazioni del mercato, garantendo solidità operativa di fronte alle sfide più imprevedibili.

    Le piattaforme digitali aiutano le aziende a centralizzare le informazioni, permettendo una visibilità completa end-to-end lungo la filiera. Questo approccio favorisce una collaborazione efficace tra i vari attori, dai fornitori ai clienti finali, riducendo il rischio di interruzioni e migliorando la capacità di risposta a imprevisti operativi.

    Come gestire l’inaspettato in logistica

    La gestione dell’inaspettato nel settore logistico richiede oggi una combinazione sinergica tra l’adozione di tecnologie avanzate e l’impiego di competenze tecniche specializzate. Le soluzioni digitali giocano un ruolo fondamentale nel rafforzare la resilienza della supply chain: piattaforme basate su intelligenza artificiale e analisi predittiva, ad esempio, consentono di monitorare in tempo reale l’intera filiera, anticipando problematiche e permettendo agli operatori di intervenire tempestivamente. La digitalizzazione dei processi, grazie all’uso di sistemi cloud e soluzioni collaborative, assicura una maggiore flessibilità e reattività, minimizzando il rischio di interruzioni operative e migliorando la visibilità lungo tutto il percorso della catena logistica.

    La necessaria integrazione tra tecnologia e competenze

    Tuttavia, il successo di tali innovazioni dipende strettamente dalle competenze tecniche del personale coinvolto. Gli operatori logistici non devono solo essere in grado di utilizzare queste tecnologie, ma devono anche sviluppare una profonda comprensione dei flussi operativi e delle dinamiche di mercato. L’interazione tra il fattore umano e l’automazione richiede figure professionali in grado di interpretare i dati in maniera strategica e di prendere decisioni rapide e informate. Questa integrazione tra tecnologia e competenze garantisce la capacità di gestire l’imprevisto, rafforzando non solo la resilienza ma anche l’efficienza operativa in un mercato sempre più complesso e imprevedibile.

    Un’era di automazione e interconnessione

    Con l’avvento della Logistica 4.0 e delle tecnologie digitali, il settore si sta dirigendo verso un’era di automazione e interconnessione. Tuttavia, le sfide legate alla scarsità di manodopera, all’aumento dei costi operativi e alla necessità di infrastrutture più moderne continuano a rappresentare ostacoli significativi. Nonostante una riduzione degli investimenti nel 2023, il settore rimane dinamico, con una forte domanda di spazi logistici moderni e tecnologicamente avanzati, specialmente nel Nord Italia​.

    L’ottimizzazione della logistica non rappresenta solo un miglioramento operativo, ma ha un impatto diretto sul fatturato e la crescita delle aziende. Anticipare e gestire l’inaspettato, come interruzioni nelle forniture o variazioni nella domanda, permette di mantenere fluida la catena del valore, evitando costose interruzioni e preservando la continuità del business. Ad esempio, aziende che utilizzano tecnologie di monitoraggio in tempo reale e analisi predittiva riescono a prevenire ritardi nelle consegne, ridurre i tempi di fermo e massimizzare l’efficienza operativa. Questo si traduce in una maggiore capacità di soddisfare le richieste del mercato, mantenendo alti i livelli di servizio e riducendo al minimo i costi di gestione​.

    L’ottimizzazione è un elemento di competitività fondamentale

    Inoltre, migliorando la visibilità e il controllo sulla supply chain, le imprese possono ridurre gli sprechi, ottimizzare le scorte e diminuire i costi legati all’immobilizzazione del capitale. Un esempio concreto è rappresentato dall’uso di sistemi collaborativi per gestire il flusso fabbisogni, ordine e consegna, che consentono di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta, evitando eccedenze o carenze di prodotti. Queste ottimizzazioni non solo riducono i costi, ma liberano risorse finanziarie da reinvestire in altre aree strategiche del business​.

    In un ecosistema dove le risorse vanno a ridursi, l’ottimizzazione è diventato un elemento di competitività fondamentale.

    Fonte: Il Sole 24 Ore