Autore: @Francesco

  • SUSTAINABILITY REPORT: IMPEGNO VERSO L’ETICA E LA SOSTENIBILITÀ

    SUSTAINABILITY REPORT: IMPEGNO VERSO L’ETICA E LA SOSTENIBILITÀ

    Le normative ESG ridefiniscono i modelli di supply chain, sourcing e post-vendita, impattando i processi produttivi e le modalità di collaborazione e valutazione dei fornitori. La loro influenza è rilevante anche sulla comunicazione ai consumatori, sempre più indirizzata alla trasparenza e alla misurazione degli impatti ambientali.

    In un contesto in cui alcune normative sono già state introdotte ed altre sono in fase di approvazione a livello europeo, le aziende stanno adottando strategie proattive per adattarsi ai cambiamenti in atto e alle esigenze del mercato. La recente approvazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), richiede alle imprese di gestire i rischi legati al rispetto dei diritti umani e agli impatti ambientali, sia sulle attività che svolgono direttamente, sia sulla loro catena di fornitura.  Naturalmente questa responsabilità estesa richiede una visibilità completa sulla catena di fornitura che in molti casi non è presente, se non in misura limitata. Ciò ha impatti importanti sul network logistico-produttivo, sulla struttura della catena di fornitura, sulla selezione, valutazione e qualifica dei fornitori. Anche in ambito produttivo diventa necessario gestire un collegamento diretto tra i batch di materie prime, semi-lavorati e prodotti finiti, garantendo la tracciabilità e la trasparenza (per ogni prodotto finito sapere dove e quando sono avvenuti i vari step produttivi, l’origine delle materie prime, la carbon footprint, le certificazioni). Le normative puntano anche all’allungamento del ciclo di vita dei prodotti e alla gestione sostenibile dei rifiuti e degli scarti, promuovendo un approccio verso la circular economy.

    La rendicontazione di sostenibilità: riferimenti normativi

    La rendicontazione di sostenibilità consiste nel processo attraverso cui le organizzazioni comunicano le loro performance ambientali, sociali ed economiche. Un processo che va oltre il tradizionale reporting finanziario, fornendo una visione più olistica dell’attività aziendale e del suo impatto sul mondo circostante. La finalità è di informare gli stakeholder sulle politiche e le pratiche aziendali relative a temi come la gestione delle risorse ambientali, la responsabilità sociale e la governance aziendale. Il quadro normativo europeo ha subito significativi sviluppi negli ultimi anni, a partire dalla Direttiva 2014/95/UE. Nota come la Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria, ha imposto alle grandi imprese di interesse pubblico con più di 500 dipendenti di divulgare informazioni relative a questioni ambientali, sociali, rispetto per i diritti umani, anti-corruzione e anti-riciclaggio. Più recentemente, l’Unione Europea ha introdotto la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che espande e rafforza i requisiti della Direttiva 2014/95/UE. La CSRD, entrata in vigore gradualmente a partire dal 2024, estende gli obblighi di rendicontazione a tutte le grandi aziende, indipendentemente dal fatto che siano quotate in Borsa, e introdurrà tali obblighi anche per le aziende di medie dimensioni. Questa nuova Direttiva mira a garantire che le aziende forniscano informazioni più dettagliate su come le loro attività influenzino l’ambiente e la società, e viceversa.

    Obblighi e tempistiche

    L’applicazione degli obblighi di rendicontazione secondo la CSRD sarà gradualmente implementata come segue:

    1. Dal 1° gennaio 2024: è entrata in vigore per le grandi imprese già soggette alla Direttiva sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD). Si applica ai rapporti finanziari dell’anno 2024, che verranno pubblicati nel 2025.
    2. Dal 1° gennaio 2025: Grandi imprese che superino almeno due dei seguenti parametri: 250 occupati, fatturato di 50 ml €, stato patrimoniale 25 ml €. Si applica ai rapporti finanziari del 2025, da pubblicare nel 2026.
    3. Dal 1° gennaio 2026: PMI quotate, enti creditizi piccoli e imprese di assicurazione e riassicurazione captive. Questo sarà applicabile ai rapporti finanziari del 2026, che saranno pubblicati nel 2027.

    Le imprese soggette agli obblighi di rendicontazione dovranno includere dati relativi alla catena del valore. Un approccio che rientra nell’obiettivo più ampio di fornire una visione completa dell’impatto ambientale e sociale dell’attività aziendale.

    Il futuro della supply chain

    La sfida per le aziende sarà di raccogliere e poi gestire in modo strutturato una mole di dati che si renderanno necessari ai fini della tracciabilità, della trasparenza lungo la supply chain, della sostenibilità e del Passaporto Digitale di Prodotto, una sorta di “digital twin” che dovrà accompagnare il prodotto lungo l’intero ciclo di vita. Le aziende dovranno adottare un approccio proattivo, investendo in tecnologie digitali e collaborando con l’intero ecosistema per garantire una catena di approvvigionamento trasparente e responsabile. L’introduzione di Tracciabilità e Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) va al di là del puro obbligo normativo: rappresenta un percorso articolato con benefici in termini di riduzione dei rischi aziendali, di protezione del valore del brand, di ricavi aggiuntivi legati a servizi di post-vendita e second-hand e di gestione di uno storytelling mirato verso i clienti.  Le aziende che adottano pratiche sostenibili potranno godere inoltre di un vantaggio competitivo, attrarre i consumatori attenti all’ambiente e creare valore a lungo termine per gli stakeholder coinvolti.

    La catena del valore

    Includere dati sulla catena del valore rappresenta una sfida per molte aziende, in quanto richiede una maggiore trasparenza e collaborazione da parte dei fornitori e dei partner commerciali. Le soluzioni ESG e di tracciabilità di TESISQUARE prevedono la discovery della catena di fornitura, la raccolta strutturata in modalità collaborativa e digitale dei dati di sostenibilità e tracciabilità dai fornitori di n livelli durante le fasi di qualifica dei fornitori e dei prodotti e quella esecutiva di consegna delle materie prime e dei prodotti finiti. Le soluzioni includono anche il calcolo diretto della C02 equivalente di trasporto, la gestione integrata in una unica piattaforma di tutti i dati di tracciabilità e sostenibilità  raccolti da diverse fonti, la valutazione e score dei fornitori sulla base di questionari ESG certificati, l’aggregazione dei dati raccolti per il calcolo PEF/PCF, la gestione dell’ anti-contraffazione e delle tecnologie IOT/RFID/Blockchain a supporto.

  • Tesisquare Talent Academy

    Tesisquare Talent Academy

    Tesisquare Talent Academy

    Formare giovani talenti e inserirli nel mondo del lavoro è un impegno pluriennale di Tesisquare, azienda cuneese che opera nell’innovazione digitale per la gestione della Supply chain, che ha annunciato l’apertura delle candidature per la nuova edizione della sua Talent Academy. L’iniziativa è rivolta a neodiplomati e neolaureati in discipline informatiche e scientifiche. I candidati selezionati inizieranno a settembre 2024 con un mese di formazione in aula, seguito da un periodo di affiancamento alle diverse strutture dell’azienda. Il programma prevede rotazioni annuali e novità, con l’obiettivo di offrire un percorso di crescita professionale che possa portare a un contratto stabile. La formazione si svolgerà principalmente presso le sedi di Cherasco e Torino, ma anche a Milano, Bologna, Napoli e Tirana (in Albania).

    La formazione, sia pratica sia teorica, sarà curata dal team HR e dal team di Product engineering e coprirà tematiche come programmazione, sviluppo tecnico, business e cultura aziendale. La Talent Academy rappresenta il culmine dei roadshow annuali condotti da Stefano Giannotta, HR Recruiter, presso scuole superiori e università, specialmente nel Nord-Ovest, per far conoscere l’azienda e le opportunità professionali offerte.

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    Marco Trovesi – Direttore HR di Tesisquare

    “In Tesisquare crediamo fortemente nell’importanza di attirare e valorizzare i talenti: la nostra Academy è una delle tante iniziative che va in questa direzione. Lavoriamo quotidianamente per creare un ambiente di lavoro sostenibile, inclusivo e attrattivo e investiamo di continuo sul benessere delle nostre persone, perché siamo convinti che un buon clima interno abbia riflessi tangibili sulla produttività. Alcuni corsi di formazione della Academy sono tenuti dai colleghi stessi: un ottimo modo per motivare le persone e per trasferire ai giovani entusiasmo e passione per il lavoro e per la nostra realtà”, ha dichiarato Marco Trovesi, Direttore HR di Tesisquare.

    Le candidature sono aperte fino alla prima settimana di settembre 2024!

  • Corso ITS: Full Stack Development

    Corso ITS: Full Stack Development

    Full Stack Developer

    Sono aperte le iscrizioni per il corso Full Stack Developer, organizzato da ITS ICT Foundation!

    Il corso si terrà nei nostri uffici di Via Piumati 78 a Bra, ha una durata biennale ed è aperto a tutti: neodiplomati, neolaureati e a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco senza distinzione d’età!

    Perché Sceglierlo?

    Se sogni di diventare un programmatore, il corso backend developer è quello che fa per te. Acquisirai forti competenze nello sviluppo e nell’integrazione di applicazioni e componenti backend, imparando a comprendere le architetture software, ad integrare i servizi e a realizzare componenti backend. Imparerai a progettare e realizzare l’infrastruttura di un’applicazione software e a integrarla con l’ecosistema di servizi esterni. Durante il laboratorio interdisciplinare, potrai provare l’esperienza del lavoro in team, collaborando con studenti provenienti da altri percorsi.

    • C#, Java e Python sono tra i linguaggi di programmazione più richiesti al mondo.
    • > 200.000.000 siti di e-commerce, attivi a livello globale.
    • 34,2 milioni I developer previsti al mondo entro il 2023.

    Il titolo di studio avrà valenza europea e sarà erogato con le attrezzature più all’avanguardia sul mercato messe a disposizione della scuola.

  • Il progetto del Mercato Unico Digitale Europeo e la Fatturazione Elettronica

    Il progetto del Mercato Unico Digitale Europeo e la Fatturazione Elettronica

    Il Mercato Unico Digitale Europeo

    Costruire un’Unione Europea richiede anche di condividere norme e modelli di funzionamento omogenei. Per farlo, la sfida è quella di superare, su alcuni specifici fronti, tutti quei “localismi” che nel tempo ogni Paese ha sviluppato, dettando autonomamente le proprie regole. Oltre che definire quadri normativi diversi, per quanto affini in quanto ispirati allo stesso ragionevole “buon senso”, ogni Paese Europeo ha costruito nel tempo e nelle proprie vicissitudini anche “prassi” e abitudini che ormai rappresentano momenti di storia, tradizioni, esperienze e “usanze”, che superano le abitudini e diventano elementi di “cultura”, veri e propri punti di riferimento che hanno finito col superare i confini delle abitudini e hanno tracciato percorsi nelle scale di valori del controllo sociale, nelle dinamiche delle relazioni professionali e personali, nelle buone pratiche che vengono tramandate.

    Tra i vari fronti su cui lavorare, un contesto particolarmente rilevante è quello del progetto orientato alla creazione di un Mercato Unico Digitale Europeo: un insieme di regole e strumenti che devono portare omogeneità di comportamento e trattamento nelle transazioni commerciali di tutti i Paesi Europei, siano esse tra imprese (B2B), verso l’Amministrazione Pubblica (B2G) oppure verso il consumatore finale (B2C).

    La rilevanza dell’IVA (e il progetto VIDA)

    In Europa, il principale cardine attorno al quale ruotano le regole che ogni Paese si è dato per gestire le transazioni commerciali e che unisce e divide al contempo, è quello dell’imposta sul valore aggiunto (IVA oppure VAT, come da popolare dicitura anglosassone – anche semplicemente nel nome di questa tassa, il giro d’Europa si fa caratteristico: si chiama IVA in Italia, Spagna, Portogallo, MOMS in Danimarca e Svezia, MwSt o USt in Germania, TVA in Francia e Romania…). L’imposta sul valore aggiunto è fondamentale per qualsiasi Paese l’abbia introdotta (negli USA come in molti Paesi asiatici, per esempio, non esiste così come la conosciamo in Europa, anche se è presente qualcosa di analogo). Il potere dell’IVA è infatti non trascurabile, in quanto “riempie e tiene riempite” le casse dei Paesi. Tuttavia, ogni paese Europeo ha sviluppato negli anni le proprie aliquote, le proprie tempistiche e modalità di calcolo e riscossione.

    Per fare un lavoro di omogeneizzazione su questa importante imposta, è nato in Europa il progetto VIDA, che sta per VAT In Digital Age. Si tratta di un’iniziativa della Commissione Europea per modernizzare il sistema dell’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) in tutta Europa, leggendolo in ottica il più possibile “nativamente digitale”. L’obiettivo principale è sfruttare la crescente digitalizzazione dell’economia per migliorare la raccolta dell’IVA, riducendo allo stesso tempo il rischio di frodi fiscali e mirando a semplificare gli obblighi per tutte le imprese. Due importanti capisaldi di questo percorso sono la creazione di rapporti IVA in tempo reale e la Fatturazione Elettronica in tutta Europa.

    VIDA sostiene e promuove i sistemi di rendicontazione elettronica (DRR – Digital Reporting Requirements, cioè reportistica fiscale, analoga all’esterometro di italica memoria, per capirci), che richiede alle imprese di inviare, entro determinate scadenze, le informazioni fiscali alle autorità competenti. Questo sistema ha l’intento di monitorare le transazioni commerciali in modo efficace e tempestivo. A noi italiani, questo approccio può sembrare quasi anacronistico: abituati come siamo alla Fatturazione Elettronica in formato strutturato (attualmente la Fatturazione Elettronica è una realtà diffusa e consolidata soprattutto in Italia, dove è presente dal 2019) e ai suoi impatti, di solito ci mostriamo poco sensibili alle “trasmissioni dei dati fiscali”. Tuttavia, a oggi la Fatturazione Elettronica non è certamente presente in ogni Paese Europeo, e per molti anni ancora potrebbe in qualche Paese non avere neanche un formato strutturato: questo spiega l’enfasi Europea sulla reportistica.

    Le iniziative di Fatturazione Elettronica in Europa

    Attualmente, molti Paesi stanno comunque iniziando a definire le loro “roadmap” di adozione della Fatturazione Elettronica, introducendo una certa eterogeneità di approccio e creando un vero e proprio “fermento” su questa famiglia di servizi digitali. La Fatturazione Elettronica Europea, infatti, non prevede un unico modello applicativo definito centralmente, ma si sviluppa con progetti diversi, ciascuno orientato a diffondere e favorire lo scambio di dati in formato elettronico e strutturato adottando (i) differenti tracciati e standard, (ii) diverse modalità di invio/ricezione del documento e (iii) diverse tempistiche di adozione: percorsi distinti ma non inspiegabili, in quanto riflettono l’attuale disomogeneo quadro normativo di riferimento.

    Poco male, in fondo: è sempre stato più complesso passare da processi cartacei a processi digitali piuttosto che rendere tra loro interoperabili (compatibili e integrabili) modelli digitali diversi, comunque fondati su alcune condivise basi comuni (va detto che i dati necessari/indispensabili per motivi fiscali e i tracciati di riferimento per le Pubbliche Amministrazioni europee sono stati già da tempo definiti). Di seguito, si riportano alcune delle scadenze attualmente note in merito alle iniziative di Fatturazione Elettronica B2B obbligatoria in Europa.

    Info aggiornate a inizio settembre 2024

    • POLONIA
      • Febbraio 2026: obbligo di FE B2B per le aziende con vendite maggiori a 200 milioni PLN (46 milioni euro)
      • Aprile 2026: obbligo di FE per tutte le aziende
      • Gennaio 2030: entrata in vigore della Fatturazione Elettronica Europea nei formati EN 16931 o pienamente interoperabili (per l’Italia 2035)
    • GERMANIA
      • Gennaio 2025: tutte le aziende devono poter ricevere fatture elettroniche nei formati previsti da EN16931, ma si possono ancora emettere Fatture in formati non strutturati
      • Gennaio 2027: obbligo per chi ha fatturato nell’anno precedente > EUR 800.000
      • Gennaio 2028: obbligo per tutti
    • FRANCIA
      • Settembre 2026: obbligo per tutti di ricevere e per le grandi/medie aziende di emettere
      • Settembre 2027: obbligo di emissione anche per le piccole e micro imprese
    • BELGIO
      • Gennaio 2026: obbligo di FE B2B per tutti a partire dal 2026
    • CROAZIA
      • Gennaio 2026: ipotesi di inizio con la FE

    In prospettiva, VIDA ha proposto anche un percorso convergente, che traguarda un orizzonte apparentemente lontano ma ambizioso: entro il 2030 (al massimo il 2035 per l’Italia, che è partita prima e ha già fatto investimenti da ammortizzare) i modelli di Fatturazione Elettronica dovrebbero convergere verso una decisa interoperabilità basata sulla conformità piena (o ricostruibile) con i tracciati Europei (già definiti dal Comitato Europeo di Normazione nella Norma Europea EN 16931: i tracciati UBL e il CII).

    Interoperabilità semplice e diffusa

    Sempre in prospettiva (e una volta a regime), va rimarcato che, effettuati tutti i cambiamenti necessari, adottare un modello di Fatturazione Elettronica piuttosto che un altro (a seconda del Paese dell’azienda verso cui si vorrà emettere Fattura) dovrebbe risultare francamente quasi indifferente per ogni impresa Europea.

    Per consentire alle imprese di gestire al meglio il necessario transitorio, che in diversi anni e con diverse regole vedrà passare dagli attuali numerosi formati destrutturati al mondo delle Fatture Elettroniche strutturate, Tesisquare ha scelto di costruire una piattaforma flessibile di integrazione, la B2B IPAAS “TESI EXTENDED INTEGRATION”. Grazie a questo approccio, ogni azienda può connettersi a un unico punto di contatto, dal quale, nella garanzia della massima compliance verso qualsiasi cliente e/o fornitore in Europa (e non solo), è possibile – e lo sarà stabilmente nel tempo – emettere e ricevere Fatture in formato elettronico e strutturato, oltretutto in modo pienamente integrato con i propri sistemi gestionali. L’esperienza dietro a questa scelta deriva sia dai molteplici flussi EDI gestiti in diversi anni in tutto il mondo da Tesisquare, sia dall’attenzione alle esigenze dei propri clienti nel loro percorso di adozione della Fatturazione Elettronica.

    In Italia, per esempio, Tesisquare gestisce da tempo centinaia di milioni di Fatture ogni anno, sia producendole, sia integrandole e portandole nei sistemi dei clienti, sia rendendole disponibili su portali; inoltre, queste fatture è anche possibile conservarle in modalità digitale, nella forma e per tutti gli anni previsti dalla normativa in vigore.

  • Importanti novità per la Fatturazione Elettronica in Francia

    Importanti novità per la Fatturazione Elettronica in Francia

    Ci sono novità sulla Fatturazione Elettronica in Francia e riguardano una modifica nel ruolo del cosiddetto “Portale Pubblico di Fatturazione” (PPF).

    Inizialmente, il PPF, centro-stella del modello di Fatturazione Elettronica e Tax Reporting Francese, era pensato per ricevere i report fiscali e le Fatture dalle aziende Francesi, per poi istradarle e registrarle. Il suo obiettivo era di raccogliere dati e abilitare l’intero ecosistema composto da Piattaforme di Dematerializzazione Partner (PDP), Operatori di Dematerializzazione (OD) e le imprese ad essi interconnessi.

    Per rispettare i tempi di sviluppo previsti dalla legge e massimizzare l’impatto del PPF nell’ecosistema progettato, la Francia ha scelto di ridefinirne il ruolo, concentrandolo sulla gestione dell’elenco dei “destinatari” e sulla trasmissione dei dati fiscali alla Direzione Generale delle Finanze Pubbliche (DGFIP).

    Questo cambiamento implica che il PPF non sarà più coinvolto direttamente negli scambi delle Fatture, pertanto le aziende dovranno affidarsi, per l’invio e la ricezione delle Fatture, ai PDP (l’elenco dei provider accettati come PDP e in fase di accreditamento è disponibile qui). Le aziende che intendevano usare il PPF per trasmettere o ricevere fatture dovranno quindi adattarsi a queste nuove condizioni.

    Ricordiamo che l’obbligo di emettere Fatture Elettroniche in Francia, per tutte le imprese, sarà progressivo: dal 1° settembre 2026 dovranno partire le grandi imprese e dal 1° settembre 2027 toccherà a tutte le medio-piccole, piccole e microimprese.

  • FASHION & LUXURY: L’INTEGRAZIONE DEI CRITERI ESG NELLA SUPPLY CHAIN

    FASHION & LUXURY: L’INTEGRAZIONE DEI CRITERI ESG NELLA SUPPLY CHAIN

    Fashion & Luxury: L’integrazione dei criteri ESG nella Supply Chain

    La Platform ESG Vertical di Tesisquare è progettata per rispondere alle sfide poste dalla crescente integrazione dei criteri ESG nella Supply Chain

    La Supply Chain si evolve con un’enfasi maggiore sui criteri ESG. L’integrazione dei requisiti ambientali, sociali e di governance nelle operazioni rappresenta non solo una risposta alle sfide attuali, ma anche un’opportunità per dimostrare l’impegno verso una gestione aziendale sostenibile ed etica. Nonostante ciò possa comportare costi iniziali elevati e cambiamenti nei processi, le aziende che adottano pratiche sostenibili possono ottenere vantaggi competitivi significativi, come una migliore reputazione, una maggiore fedeltà dei clienti e un accesso preferenziale ai capitali di investimento. La sostenibilità stimola anche l’innovazione, porta a una maggiore efficienza operativa e crea nuove opportunità di mercato. Le aziende che adottano soluzioni avanzate come la Platform ESG Vertical di TESISQUARE saranno ben posizionate per guidare il cambiamento verso un modello di business più sostenibile e responsabile.

    LA SOSTENIBILITÀ NELLA SUPPLY CHAIN

    Con l’aumentare dell’incidenza di temi legati al climate change e l’intensificarsi delle regolamentazioni, le imprese sono chiamate a ripensare le catene di approvvigionamento. Un cambiamento guidato dalla necessità di ridurre l’impatto ambientale, garantire pratiche socialmente responsabili e migliorare la trasparenza, con l’obiettivo di rispondere alle aspettative dei consumatori, degli investitori e delle autorità di regolamentazione. Normative come l’U.S. Uyghur Forced Labor Prevention Act, il German Supply Chain Due Diligence Act e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) impongono alle aziende di garantire la conformità alle norme etiche e ambientali non solo nelle loro operazioni dirette, ma anche lungo tutta la Supply Chain. Le normative future, come l’Eco-design for Sustainable Products Regulation e l’EU Corporate Sustainability Due Diligence, stanno per ampliare ulteriormente queste responsabilità. Le aziende dovranno adattarsi a questi cambiamenti per evitare sanzioni e mantenere la loro reputazione nel mercato globale.

    La sostenibilità nella Supply Chain implica la gestione integrata di aspetti ambientali, sociali ed economici lungo tutta la catena di valore, dal fornitore di materie prime al consumatore finale. Questo approccio si basa su tre pilastri principali: riduzione dell’impatto ambientale, responsabilità sociale e creazione di valore economico sostenibile.

    • Impatto ambientale. Minimizzare l’uso delle risorse naturali e ridurre le emissioni di carbonio. Questo può includere l’ottimizzazione dei processi produttivi, l’adozione di tecnologie più efficienti e la selezione di fornitori che rispettano elevati standard ambientali. L’implementazione di pratiche come l’economia circolare, il riciclo e il riuso dei materiali, e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile sono strategie fondamentali per raggiungere questi obiettivi.
    • Responsabilità sociale. Riguarda il miglioramento delle condizioni di lavoro e il rispetto dei diritti umani. Le aziende devono garantire che i loro fornitori aderiscano a pratiche di lavoro giuste, offrano condizioni di lavoro sicure e rispettino i diritti dei lavoratori. Questo include la prevenzione del lavoro forzato e minorile, la promozione della diversità e dell’inclusione e la creazione di un ambiente di lavoro che favorisca il benessere dei dipendenti. Le aziende devono essere pronte a monitorare e verificare le pratiche dei fornitori per garantire il rispetto di questi standard.
    • Sostenibilità. Implica la capacità di generare valore economico a lungo termine senza compromettere le risorse future. Questo richiede un equilibrio tra l’efficienza operativa e la responsabilità ambientale e sociale. Le aziende devono adottare modelli di business che favoriscano l’innovazione e la crescita sostenibile, minimizzando al contempo i rischi associati a pratiche non sostenibili. L’efficienza delle risorse, la gestione del ciclo di vita dei prodotti e la sostenibilità dei fornitori sono aspetti cruciali per garantire un valore economico duraturo.
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    IL MERCATO DEL LUXURY & FASHION

    Il mercato del lusso mostra una certa stabilità, nonostante le turbolenze geopolitiche ed economiche, superando un valore di 1.500 miliardi di euro a livello globale nel 2023. In questo contesto Bain & Company individua i gioielli come i protagonisti – superando gli orologi – con una clientela che predilige acquisti orientati all’investimento. I consumatori aspirazionali indirizzano invece la spesa verso make-up, profumeria e occhiali, considerati dei piccoli piaceri. L’abbigliamento ha sorpassato gli accessori, grazie a una strategia mirata a catturare l’attenzione dei clienti di alto livello, mentre le scarpe registrano un rallentamento. Per il futuro sarà necessario adottare una strategia duale: attrazione della clientela di alto livello e piccoli lussi quotidiani: la crescita avviene infatti ai due estremi dello spettro dei prezzi. Per le aziende sarà importante ripensare la proposizione di valore in ottica high-low su tutti i punti di contatto con il consumatore, espandendo la base, ma consolidando allo stesso tempo fedeltà e advocacy. I brand dovranno investire in fattori che favoriscono la crescita, difendere gli elementi chiave del business, mantenere un’agilità decisionale e ottimizzare la gestione degli stock per garantire efficienza e prontezza di risposta alla domanda.

    La digitalizzazione della Supply Chain

    Sono molte le aziende del fashion & luxury che hanno intrapreso un percorso di digitalizzazione della Supply Chain, adottando soluzioni tecnologiche come l’intelligenza artificiale (AI), l’Internet delle cose (IoT), blockchain e piattaforme cloud. La Platform ESG Vertical di TESISQUARE è progettata per risponderealle sfide poste dalla crescente integrazione dei criteri ESG nella Supply Chain. La piattaforma si integra con le soluzioni esistenti di TESISQUARE, come TESI SRM, TMS SALES e CT, e introduce nuovi prodotti come TESI MAKE. La piattaforma supporta le aziende nella gestione di una Supply Chain più sostenibile e trasparente, coprendo ogni fase del processo, dalla selezione dei fornitori alla comunicazione con i consumatori finali.

    LA PLATFORM ESG VERTICAL

    La piattaforma offre una serie di funzionalità progettate per migliorare la gestione ESG nella Supply Chain. Una delle principali è il Supplier Discovery, che permette di mappare fornitori e siti produttivi, andando oltre il livellotier-1. La Vendor Qualification include l’uso di questionari ESG per raccogliere dati e documenti sia a livello corporate che per sito produttivo, calcolando un ESG rating basato sugli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). La raccolta di Technical & Drawing Specification consente di documentare attributi specifici dei prodotti e di raccogliere certificati e indicatori per calcolare l’impronta ambientale del prodotto. La piattaforma arricchisce i dati con informazioni sull’origine delle materie prime, fornite dai fornitori durante la gestione dei lotti di materie prima, semilavorati e prodotti finiti e garantisce la tracciabilità e la relazione tra materie prime, componenti e prodotti finiti durante le fasi produttive. L’integrazione delle capacità IoT e la gestione collaborativa dei Work Order, insieme alla compatibilità con sistemi informativi come ERP, DAM, PLM e MES, facilitano una gestione efficiente della produzione e della tracciabilità. La piattaforma analizza anche l’impatto ambientale della logistica In/Outbound e consolida la storia del prodotto nella Product Traceability & Genealogy, fornendo un punto di raccolta unico per tutti i dati e certificati relativi al prodotto.

    I benefici per le aziende

    L’adozione della Platform ESG Vertical consente alle aziende di ottimizzarela gestione della Supply Chain con una visione integrata e completa dei criteri ESG. Le aziende possono garantire la conformità alle normative e migliorare la loro reputazione attraverso pratiche sostenibili. Inoltre, la piattaforma facilita la comunicazione e la trasparenza con consumatori e investitori, contribuendo a costruire fiducia e a rafforzare la posizione sul mercato. L’integrazione dei criteri ESG nella Supply Chain tramite la Platform ESG Vertical di TESISQUARE sta elevando gli standard di sostenibilità e responsabilità nel settore. Questo approccio stimola l’adozione di pratiche più etiche e trasparenti tra fornitori e produttori, contribuendo alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e sostenibile. Le aziende che adottano queste soluzioni possono porsi come leader nel cambiamento versopratiche aziendali più responsabili.

    Tesisquare per il Fashion & Luxury

    Migliora la sostenibilità e la trasparenza della tua supply chain, dalla selezione dei fornitori alla comunicazione con il consumatore finale.

  • Partnership ITS

    Partnership ITS

    Partnership ITS

    Grazie alla preziosa partnership avviata nel 2023 con Fondazione ITS ICT, abbiamo avuto il piacere di inserire, nel mese di novembre, i primi quattro apprendisti nel nostro team. Questi giovani talenti inizieranno la loro esperienza lavorativa in concomitanza con la seconda annualità del corso di Full Stack Developer. Per loro sarà un’importante opportunità di apprendimento e per noi un’occasione per crescere insieme, innovare e investire nel futuro.

    Auguriamo un caloroso in bocca al lupo ai nuovi colleghi: il loro contributo sarà fondamentale per affrontare con successo le sfide del domani!

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  • Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Le turbolenze degli ultimi tempi hanno dimostrato quanto le supply chain possano essere vulnerabili a eventi inaspettati, dalla pandemia alle crisi geopolitiche ai cambiamenti climatici. Nell’attuale scenario economico, quindi, la capacità di gestire l’imprevisto si configura come un elemento imprescindibile per le aziende operanti nel settore logistico. Gli eventi recenti, come l’aggressione della Russia, le tensioni in Medio Oriente e l’escalation tra USA e CINA, hanno evidenziato l’urgenza di sviluppare strategie reattive e resilienti, in grado di garantire continuità operativa anche in contesti di forte instabilità.

    Logistica e carenza di manodopera

    Nel nostro Paese, il settore della logistica sta attraversando un periodo di trasformazione. Nel 2023 ha registrato un fatturato di circa 112 miliardi di euro, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, si evidenziano alcune criticità, tra cui la carenza di manodopera, con un deficit in Italia di circa 60.000 lavoratori. Questo problema si riflette anche a livello europeo, dove la mancanza di personale è una questione cruciale per il futuro della logistica​.

    Le aziende del settore stanno cercando di rispondere a questi problemi con innovazioni tecnologiche, come la digitalizzazione dei processi, che consentono di aumentare l’efficienza operativa. Queste piattaforme innovative facilitano il monitoraggio in tempo reale dei flussi logistici, dalla prenotazione degli slot di carico alla distribuzione finale, riducendo i tempi di reazione e migliorando la produttività complessiva.

    Garantire solidità operativa di fronte alle sfide più imprevedibili

    Nella creazione di ecosistemi digitali per la supply chain ottimizzare i processi logistici non significa solo incrementare l’efficienza: è fondamentale costruire un’infrastruttura capace di adattarsi rapidamente alle fluttuazioni del mercato, garantendo solidità operativa di fronte alle sfide più imprevedibili.

    Le piattaforme digitali aiutano le aziende a centralizzare le informazioni, permettendo una visibilità completa end-to-end lungo la filiera. Questo approccio favorisce una collaborazione efficace tra i vari attori, dai fornitori ai clienti finali, riducendo il rischio di interruzioni e migliorando la capacità di risposta a imprevisti operativi.

    Come gestire l’inaspettato in logistica

    La gestione dell’inaspettato nel settore logistico richiede oggi una combinazione sinergica tra l’adozione di tecnologie avanzate e l’impiego di competenze tecniche specializzate. Le soluzioni digitali giocano un ruolo fondamentale nel rafforzare la resilienza della supply chain: piattaforme basate su intelligenza artificiale e analisi predittiva, ad esempio, consentono di monitorare in tempo reale l’intera filiera, anticipando problematiche e permettendo agli operatori di intervenire tempestivamente. La digitalizzazione dei processi, grazie all’uso di sistemi cloud e soluzioni collaborative, assicura una maggiore flessibilità e reattività, minimizzando il rischio di interruzioni operative e migliorando la visibilità lungo tutto il percorso della catena logistica.

    La necessaria integrazione tra tecnologia e competenze

    Tuttavia, il successo di tali innovazioni dipende strettamente dalle competenze tecniche del personale coinvolto. Gli operatori logistici non devono solo essere in grado di utilizzare queste tecnologie, ma devono anche sviluppare una profonda comprensione dei flussi operativi e delle dinamiche di mercato. L’interazione tra il fattore umano e l’automazione richiede figure professionali in grado di interpretare i dati in maniera strategica e di prendere decisioni rapide e informate. Questa integrazione tra tecnologia e competenze garantisce la capacità di gestire l’imprevisto, rafforzando non solo la resilienza ma anche l’efficienza operativa in un mercato sempre più complesso e imprevedibile.

    Un’era di automazione e interconnessione

    Con l’avvento della Logistica 4.0 e delle tecnologie digitali, il settore si sta dirigendo verso un’era di automazione e interconnessione. Tuttavia, le sfide legate alla scarsità di manodopera, all’aumento dei costi operativi e alla necessità di infrastrutture più moderne continuano a rappresentare ostacoli significativi. Nonostante una riduzione degli investimenti nel 2023, il settore rimane dinamico, con una forte domanda di spazi logistici moderni e tecnologicamente avanzati, specialmente nel Nord Italia​.

    L’ottimizzazione della logistica non rappresenta solo un miglioramento operativo, ma ha un impatto diretto sul fatturato e la crescita delle aziende. Anticipare e gestire l’inaspettato, come interruzioni nelle forniture o variazioni nella domanda, permette di mantenere fluida la catena del valore, evitando costose interruzioni e preservando la continuità del business. Ad esempio, aziende che utilizzano tecnologie di monitoraggio in tempo reale e analisi predittiva riescono a prevenire ritardi nelle consegne, ridurre i tempi di fermo e massimizzare l’efficienza operativa. Questo si traduce in una maggiore capacità di soddisfare le richieste del mercato, mantenendo alti i livelli di servizio e riducendo al minimo i costi di gestione​.

    L’ottimizzazione è un elemento di competitività fondamentale

    Inoltre, migliorando la visibilità e il controllo sulla supply chain, le imprese possono ridurre gli sprechi, ottimizzare le scorte e diminuire i costi legati all’immobilizzazione del capitale. Un esempio concreto è rappresentato dall’uso di sistemi collaborativi per gestire il flusso fabbisogni, ordine e consegna, che consentono di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta, evitando eccedenze o carenze di prodotti. Queste ottimizzazioni non solo riducono i costi, ma liberano risorse finanziarie da reinvestire in altre aree strategiche del business​.

    In un ecosistema dove le risorse vanno a ridursi, l’ottimizzazione è diventato un elemento di competitività fondamentale.

    Fonte: Il Sole 24 Ore

  • MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    I dati del Rapporto Cnalcis – realizzato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT – sulla lotta alla contraffazione e all’italian sounding, sono stati presentati durante la nona edizione della Settimana Anticontraffazione.

    A nove mesi dall’entrata in vigore della  legge quadro per il Made in Italy (n. 206 del 27 dicembre 2023), sono 2.357 i casi di applicazione delle nuove disposizioni. Circa 100 sono i casi in cui è stata prevista la distruzione delle merci contraffatte sequestrate e oltre 2.200 i casi di applicazione delle nuove sanzioni pecuniarie, incrementate rispetto al passato. Relativamente alle azioni di enforcement, nel primo semestre 2024 sono state quasi 9.000 le operazioni di sequestro effettuate. In particolare, sono stati più di 2.700 gli interventi operati dalla Guardia di Finanza e oltre 4.000 quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Sono i principali dati contenuti nel Rapporto Cnalcis, realizzato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT, sulle attività svolte per la lotta alla contraffazione dalle amministrazioni competenti, presentati in occasione della nona edizione della Settimana Anticontraffazione (21/25 ottobre 2024).

    La legge quadro per il Made in Italy

    La legge mira a sostenere e promuovere, a livello nazionale e internazionale, le eccellenze produttive e il patrimonio culturale del nostro Paese. Un impegno verso la valorizzazione di un marchio che racchiude la qualità, l’innovazione e la tradizione del nostro tessuto imprenditoriale e culturale. Nella Legge, infatti, sono state introdotte misure per la protezione dei marchi e delle eccellenze italiane, tramite il potenziamento delle sanzioni e l’ampliamento degli strumenti a disposizione delle autorità competenti. Numerose sono le azioni per sensibilizzare i consumatori, soprattutto i giovani: oltre 3.000 sono stati gli studenti coinvolti quest’anno nella quarta edizione della “Giornata della Lotta alla Contraffazione per gli Studenti”. Un altro target centrale nelle azioni per la tutela, anche all’estero, della proprietà industriale sono le imprese: la Linea Diretta Anticontraffazione dedicata ha raccolto 447 segnalazioni di possibili violazioni dei diritti di proprietà industriale.

    I settori colpiti dalla contraffazione

    A livello settoriale, l’agroalimentare è stato interessato da circa 300 interventi del MASAF-ICQRF e 35 dei Carabinieri (Comando per la Tutela Agroalimentare), di cui 26 a marchio tutelato DOP e IGP, 7 per privative vegetali e 2 relativi a Made in Italy. La tutela della salute ha visto, da parte dei Carabinieri – NAS, quasi 200 oscurazioni di siti web che vendevano prodotti sanitari falsi. Sono 1.200 le operazioni svolte, infine, dai Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Importante anche l’impegno istituzionale per prevenire e contrastare la diffusione del falso on-line: 7 sono le piattaforme web con cui si è consolidata la rete di collaborazione pubblico-privata, con la condivisione di intenti comuni per azioni e strumenti di rimedio.

    L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Mimit ha elaborato nel database IPERICO oltre 500 mila dati, pervenuti dalle diverse banche dati delle autorità italiane di enforcement. Le principali evidenze emerse per il 2023 registrano che le categorie merceologiche maggiormente sequestrate per contraffazione sono state l’abbigliamento (43,2%), gli accessori per abbigliamento (23%) e le calzature (10,5%), tutti settori storicamente colpiti dal business illegale e che rappresentano alcune tra le produzioni di eccellenza della manifattura e del Made in Italy. Quanto alla provenienza degli articoli falsi, risulta prevalere la Cina, seguita da Turchia, Marocco e Pakistan. Tra il 2008 e il 2023, sono stati quasi 241 mila i sequestri e 699,5 milioni i pezzi contraffatti sequestrati, per un valore economico stimato della merce sequestrata di oltre 6,14 miliardi di euro sottratti al circuito illegale.

  • Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    La nuova frontieradella sicurezza informatica per proteggere PA, imprese e supply chain. Cosa prevede e come adeguarsi alla Direttiva che impone nuovi standard di sicurezza informatica.

    Lo Stato italiano ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto di recepimento della Direttiva NIS2 lo scorso 1° ottobre 2024. La Direttiva mira a rafforzare il livello globale di cybersicurezza all’interno degli Stati membri, per garantire l’adozione di misure tecniche ed organizzative adeguate contro i rischi informatici attraverso un aumento delle capacità di resilienza aziendale su tutto il processo di gestione di tali rischi, dalla prevenzione alla minimizzazione dell’impatto che tali incidenti possano causare.

    La Network and Information Security (NIS) è stata allineata con altre normative europee settoriali specifiche come la Direttiva sulla resilienza operativa digitale per il settore finanziario (DORA) – Regolamento che ha lo scopo  di incrementare le misure di sicurezza informatica del settore finanziario – e la Direttiva sulla resilienza delle entità critiche (CER), volta a ridurre le vulnerabilità delle infrastrutture strategiche come energia, trasporti e acque potabili in caso di attacchi ibridi, catastrofi naturali, minacce terroristiche ed emergenze di sanità pubblica. La nuova normativa si colloca in un contesto storico senza precedenti: la pandemia da Covid-19 e il conflitto russo-ucraino hanno trasformato il mondo digitale, aumentando vulnerabilità e rischi. La NIS2 rappresenta quindi una risposta strategica e sistematica per rafforzare la resilienza in 18 settori considerati altamente critici tra i quali l’energia, telecomunicazioni, logistica e gestione dei rifiuti. La sicurezza non è solo un obbligo normativo ma una scelta strategica e può rappresentare un vantaggio competitivo per le aziende: proteggere il proprio perimetro digitale significa garantirne la stabilità e la capacità di competere nel mercato.

    Le principali novità della Direttiva NIS2

    La Direttiva impone agli Stati membri di adottare piani nazionali di cybersicurezza e di nominare o istituire autorità nazionali, autorità di gestione delle emergenze informatiche, punti di contatto unici e meccanismi di vigilanza e sanzione. Viene richiesta una rapida reazione agli incidenti più gravi e la collaborazione tra gli Stati membri ed è prevista la creazione di un team di risposta agli incidenti di sicurezza informatica (CSIRT) per assistere gli Stati membri e gli operatori economici. La Direttiva introduce inoltre il concetto di catena di approvvigionamento e i relativi requisiti di sicurezza e amplia le categorie di soggetti a cui la Direttiva stessa si applica: soggetti essenziali (settori ad alta criticità) e soggetti importanti all’interno di settori critici come “operatori di servizi essenziali” e “fornitori di servizi digitali”. Uno dei temi centrali è la protezione della supply chain: ogni attore, dai fornitori ai manutentori, deve essere messo in sicurezza per evitare che un solo anello debole comprometta l’intero sistema. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sta già lavorando per definire, entro aprile 2025, misure flessibili basate sull’analisi del rischio, offrendo indicazioni pratiche per difendersi da attacchi sempre più sofisticati.

    Obblighi e scadenze della Direttiva NIS2

    Il Decreto Legislativo 138/2024 introduce gli obblighi e le scadenze di recepimento della NIS2, in dettaglio:

    • Le aziende e le pubbliche amministrazioni dovranno svolgere un assesment per comprendere se siano o meno soggette agli obblighi della Direttiva NIS2.
    • Dal 1° dicembre 2024 fino al 28 febbraio 2025, i punti di contatto dovranno autenticarsi sul portale ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale), utilizzando le credenziali SPID. Durante questo periodo, gli utenti designati come punti di contatto dovranno compilare una dichiarazione tramite il Servizio NIS/Registrazione, assicurandosi che le informazioni fornite siano corrette e aggiornate. In particolare, secondo un vademecum stilato da DNV gli utenti dovranno: indicare se il soggetto è parte di un gruppo di imprese e fornire il codice fiscale della capogruppo, se applicabile; elencare le imprese collegate e fornire i relativi codici fiscali; Elencare i codici Ateco che descrivono l’attività del soggetto; indicare le normative settoriali dell’Unione europea pertinenti; fornire i valori del fatturato, del bilancio e il numero di dipendenti per determinare la categoria dell’impresa.
    • Entro il 17 gennaio 2025 dovranno registrarsi sulla piattaforma i fornitori di servizi di sistema dei nomi di dominio, i gestori di registri dei nomi di dominio di primo livello, i fornitori di servizi di registrazione dei nomi di dominio, i fornitori di servizi di cloud computing, dei servizi di data center, delle reti di distribuzione dei contenuti, i fornitori di servizi gestiti e di sicurezza nonché i fornitori di mercati online, di motori di ricerca e di piattaforme di social network.
    • Entro il 31 marzo 2025, l’ACN redigerà l’elenco dei soggetti essenziali e dei soggetti importanti sulla base delle registrazioni ricevute attraverso la piattaforma.
    • Tra il 1° aprile 2025 e il 15 aprile 2025, l’ACN comunicherà ai soggetti interessati se sono stati inseriti tra l’elenco dei soggetti essenziali o importanti.
    • Entro il 15 aprile 2025, i soggetti che avranno ricevuto la comunicazione dovranno nominare con un apposito atto un soggetto che abbia la responsabilità dell’adempimento degli obblighi del decreto.

    I soggetti interessati dalla Direttiva dovranno procedere con ulteriori adempimenti: entro il 01/01/2026 obbligo di notifica incidenti ed entro il 1° ottobre 2026 si dovrà adempiere agli obblighi in materia di organi amministrativi e delle misure di sicurezza. Ogni anno l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale aggiornerà l’elenco dei soggetti coinvolti. Le aziende e le pubbliche amministrazioni avranno la possibilità di registrarsi ogni anno, tra gennaio e febbraio, qualora ritengano di far parte dei soggetti interessati. A seguito dell’entrata in vigore della NIS2 e dell’individuazione degli operatori coinvolti potranno essere eseguite attività di vigilanza ed audit a campione per verificare la conformità degli stessi alla Direttiva. Nel caso di non conformità, per le aziende coinvolte saranno applicabili delle sanzioni.