Categoria: corporate

  • Radio Alba Partnership

    Radio Alba Partnership

    Radio Alba Partnership

    Campagna Employer branding

    Radio Alba è una delle prime radio libere a nascere il 29 febbraio del 1976 ed è ancora oggi voce indipendente e libera di Langhe, Roero e Monferrato. Grazie alla sponsorship, anche, di Tesisquare, il Radio Alba Festival, che celebra la musica indipendente del territorio, offre un palcoscenico a talenti locali e promuove iniziative di solidarietà.

    Grazie a questa collaborazione, ogni anno, Tesisquare ha l’occasione di veicolare, attraverso l’emittente, il nostro Brand ed anche quest’anno saremo al centro di una campagna che sarà messa in onda dal 03/02/25 al 09/02/25 e dal 17/02/25 al 23/02/25, nei seguenti orari: 7.40-10.00-13.40-16.00-18.50.

    Lo spot che sarà trasmesso è dedicato alla Service Unit, nell’ambito delle attività di Employer Branding e Talent Attraction pianificate dalla Direzione HR nel 2025.

    Di seguito anticipiamo il contenuto della campagna:

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    Nella seconda parte dell’ anno avremo la possibilità di effettuare una nuova campagna i cui contenuti sono in corso di definizione.

  • Fattura elettronica alla prova Vida e Mercato unico: cosa devono aspettarsi le aziende

    Fattura elettronica alla prova Vida e Mercato unico: cosa devono aspettarsi le aziende

    Fattura elettronica alla prova Vida e Mercato unico: cosa devono aspettarsi le aziende

    Quale ruolo ha, e avrà, la fatturazione elettronica alla luce della rivoluzione Vida e del Mercato unico digitale europeo: approfondiamo i benefici dell’e-fattura per le aziende, prevedendo come si evolverà

    Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha ridefinito profondamente i processi amministrativi e contabili in Europa, con la fatturazione elettronica al centro di questa rivoluzione.

    La fatturazione elettronica non solo permette, in azienda, una gestione più efficiente della documentazione fiscale, ma rappresenta anche un passo cruciale verso i processi di integrazione lungo le filiere e la creazione di un competitivo Mercato unico digitale europeo, un’iniziativa chiave dell’Unione Europea finalizzata ad eliminare le barriere digitali tra gli Stati membri e a promuovere la libera circolazione di beni, servizi e dati.

    La fatturazione elettronica ha conosciuto una rapida espansione in Europa, con alcuni Paesi che hanno reso obbligatoria la sua adozione. In Italia, ad esempio, la fatturazione elettronica è stata resa obbligatoria dal 2019 per le transazioni tra imprese (B2B) e verso la Pubblica Amministrazione (B2G). Questo strumento ha già dimostrato il suo potenziale per ridurre i costi operativi, migliorare la trasparenza e contrastare l’evasione fiscale.

    Fatturazione elettronica, lo scenario in UE

    A livello europeo, l’obiettivo è ora quello di diffondere tra i vari Paesi la capacità di gestire dati fiscali in modalità elettronica e strutturata sfruttando le leve degli strumenti di Tax Reporting (l’invio di dati fiscali a fine periodo) e di fatturazione elettronica, laddove introdotta. L’adozione di modelli comuni di gestione dei dati fiscali contribuirebbe, infatti, a migliorare le prestazioni di monitoraggio del gettito d’IVA e, potrebbe accompagnare le imprese verso modelli sempre più digitali per la gestione delle relazioni di supply chain.

    In questo scenario, un ruolo centrale è svolto dal progetto VIDA (VAT In Digital Age). Questo programma, promosso dalla Commissione Europea, mira a trasformare la gestione dell’IVA attraverso un sistema digitale e regolato centralmente. Il progetto VIDA introduce il Tax Reporting IVA, garantendo una visibilità accurata e immediata delle transazioni economiche, per creare una sorta di “rete digitale Europea” tra le autorità fiscali degli Stati membri.

    Gli obiettivi

    Dal punto di vista del legislatore, VIDA rappresenta una risposta diretta alle problematiche di evasione fiscale e alla complessità della compliance che le aziende europee affrontano quando operano in più Paesi. Con la digitalizzazione dei processi IVA, VIDA promette di ridurre i rischi di evasione (più o meno consapevoli) e semplificare i requisiti normativi, offrendo alle aziende un sistema armonizzato di gestione fiscale. Dal punto di vista delle aziende, in tutta Europa, significa disporre di regole certe e procedure informatiche stabili, in grado di stimolare processi digitali con cui abbattere i costi operativi e migliorare l’accuratezza delle operazioni contabili.

    Una delle sfide principali alla realizzazione di un sistema di fatturazione elettronica armonizzato a livello Europeo è quella dell’interoperabilità. I sistemi di fatturazione elettronica attuali, hanno regole e modelli di funzionamento che variano da Paese a Paese: la convergenza verso modelli operativi e standard comuni, prevista da VIDA tra 2030 e 2035, potrà richiedere anche un ulteriore investimento tecnologico.

    L’interoperabilità non è solo un tema tecnico: può infatti vere implicazioni dirette anche sul modo in cui le aziende gestiscono le transazioni. Un sistema integrato e armonizzato a livello Europeo permetterà di superare molte barriere burocratiche, facilitando i flussi commerciali e rendendo i processi di compliance più fluidi. Il progetto VIDA prevede anche la creazione di infrastrutture standardizzate che possano facilitare la comunicazione tra i vari sistemi nazionali, nel rispetto dei vincoli di sicurezza e protezione dei dati.

    I benefici della fatturazione elettronica

    Va aggiunto che l’adozione della fatturazione elettronica comporta benefici economici tangibili. Secondo stime della Commissione Europea, la digitalizzazione completa della fatturazione e dei pagamenti potrebbe portare risparmi annuali fino a 40 miliardi di euro per le aziende europee. Il numero è enorme, ma va letto sull’intero ecosistema di aziende del panorama economico Europeo. Questo beneficio deriva principalmente dalla riduzione dei tempi di gestione delle transazioni, correlati alla crescente automazione nei processi di riconciliazione e a una riduzione nel numero delle inaccuratezze. Inoltre, è atteso un conseguente miglioramento nella gestione della liquidità, che potrebbe derivare da flussi di pagamento potenzialmente più rapidi.

    L’impatto sulle PMI

    Per le piccole e medie imprese (PMI), che costituiscono la spina dorsale dell’economia europea, la riduzione dei costi amministrativi e l’accesso a un sistema di fatturazione elettronica semplificato può rappresentare un’opportunità, per aumentare la competitività a livello internazionale. La principale attesa è che crescenti processi di digitalizzazione possano aiutare queste imprese a reinvestire risorse nella crescita e nell’innovazione, migliorando prestazioni critiche e creando differenziali competitivi robusti anche rispetto ad altre imprese non Europee.

    All’interno di questo quadro di digitalizzazione nelle imprese, accompagnata da stimoli normativi precisi, un altro progetto rilevante è quello del “Passaporto Digitale per i prodotti”, che permette di tracciare l’origine di un prodotto, attraverso la mappa delle provenienze di ogni sua parte, con una copertura attesa dalla produzione fino all’accesso al mercato finale. Su questo fronte, spingono normative doganali e legate al contesto ESG.

    Conclusione

    Nel lungo periodo, il successo del progetto VIDA e del Mercato unico digitale europeo dipenderà anche dall’impegno dei governi e delle aziende nell’adottare tecnologie innovative e nel superare le barriere culturali e burocratiche. Operare in un ecosistema digitale efficiente, sicuro e interoperabile offre non solo vantaggi economici alle singole imprese che lo compongono ma anche l’opportunità di costruire un’economia europea più resiliente e sostenibile, capace di affrontare con maggiore consapevolezza e solidità le sfide competitive che giungeranno nel prossimo futuro.

    Fonte: Agenda Digitale

    Autore: Carmine Ruopolo International EDI Business unit manager Tesisquare

  • Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    Cibersecurity: entra in vigore la Direttiva NIS2

    La nuova frontieradella sicurezza informatica per proteggere PA, imprese e supply chain. Cosa prevede e come adeguarsi alla Direttiva che impone nuovi standard di sicurezza informatica.

    Lo Stato italiano ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto di recepimento della Direttiva NIS2 lo scorso 1° ottobre 2024. La Direttiva mira a rafforzare il livello globale di cybersicurezza all’interno degli Stati membri, per garantire l’adozione di misure tecniche ed organizzative adeguate contro i rischi informatici attraverso un aumento delle capacità di resilienza aziendale su tutto il processo di gestione di tali rischi, dalla prevenzione alla minimizzazione dell’impatto che tali incidenti possano causare.

    La Network and Information Security (NIS) è stata allineata con altre normative europee settoriali specifiche come la Direttiva sulla resilienza operativa digitale per il settore finanziario (DORA) – Regolamento che ha lo scopo  di incrementare le misure di sicurezza informatica del settore finanziario – e la Direttiva sulla resilienza delle entità critiche (CER), volta a ridurre le vulnerabilità delle infrastrutture strategiche come energia, trasporti e acque potabili in caso di attacchi ibridi, catastrofi naturali, minacce terroristiche ed emergenze di sanità pubblica. La nuova normativa si colloca in un contesto storico senza precedenti: la pandemia da Covid-19 e il conflitto russo-ucraino hanno trasformato il mondo digitale, aumentando vulnerabilità e rischi. La NIS2 rappresenta quindi una risposta strategica e sistematica per rafforzare la resilienza in 18 settori considerati altamente critici tra i quali l’energia, telecomunicazioni, logistica e gestione dei rifiuti. La sicurezza non è solo un obbligo normativo ma una scelta strategica e può rappresentare un vantaggio competitivo per le aziende: proteggere il proprio perimetro digitale significa garantirne la stabilità e la capacità di competere nel mercato.

    Le principali novità della Direttiva NIS2

    La Direttiva impone agli Stati membri di adottare piani nazionali di cybersicurezza e di nominare o istituire autorità nazionali, autorità di gestione delle emergenze informatiche, punti di contatto unici e meccanismi di vigilanza e sanzione. Viene richiesta una rapida reazione agli incidenti più gravi e la collaborazione tra gli Stati membri ed è prevista la creazione di un team di risposta agli incidenti di sicurezza informatica (CSIRT) per assistere gli Stati membri e gli operatori economici. La Direttiva introduce inoltre il concetto di catena di approvvigionamento e i relativi requisiti di sicurezza e amplia le categorie di soggetti a cui la Direttiva stessa si applica: soggetti essenziali (settori ad alta criticità) e soggetti importanti all’interno di settori critici come “operatori di servizi essenziali” e “fornitori di servizi digitali”. Uno dei temi centrali è la protezione della supply chain: ogni attore, dai fornitori ai manutentori, deve essere messo in sicurezza per evitare che un solo anello debole comprometta l’intero sistema. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale sta già lavorando per definire, entro aprile 2025, misure flessibili basate sull’analisi del rischio, offrendo indicazioni pratiche per difendersi da attacchi sempre più sofisticati.

    Obblighi e scadenze della Direttiva NIS2

    Il Decreto Legislativo 138/2024 introduce gli obblighi e le scadenze di recepimento della NIS2, in dettaglio:

    • Le aziende e le pubbliche amministrazioni dovranno svolgere un assesment per comprendere se siano o meno soggette agli obblighi della Direttiva NIS2.
    • Dal 1° dicembre 2024 fino al 28 febbraio 2025, i punti di contatto dovranno autenticarsi sul portale ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale), utilizzando le credenziali SPID. Durante questo periodo, gli utenti designati come punti di contatto dovranno compilare una dichiarazione tramite il Servizio NIS/Registrazione, assicurandosi che le informazioni fornite siano corrette e aggiornate. In particolare, secondo un vademecum stilato da DNV gli utenti dovranno: indicare se il soggetto è parte di un gruppo di imprese e fornire il codice fiscale della capogruppo, se applicabile; elencare le imprese collegate e fornire i relativi codici fiscali; Elencare i codici Ateco che descrivono l’attività del soggetto; indicare le normative settoriali dell’Unione europea pertinenti; fornire i valori del fatturato, del bilancio e il numero di dipendenti per determinare la categoria dell’impresa.
    • Entro il 17 gennaio 2025 dovranno registrarsi sulla piattaforma i fornitori di servizi di sistema dei nomi di dominio, i gestori di registri dei nomi di dominio di primo livello, i fornitori di servizi di registrazione dei nomi di dominio, i fornitori di servizi di cloud computing, dei servizi di data center, delle reti di distribuzione dei contenuti, i fornitori di servizi gestiti e di sicurezza nonché i fornitori di mercati online, di motori di ricerca e di piattaforme di social network.
    • Entro il 31 marzo 2025, l’ACN redigerà l’elenco dei soggetti essenziali e dei soggetti importanti sulla base delle registrazioni ricevute attraverso la piattaforma.
    • Tra il 1° aprile 2025 e il 15 aprile 2025, l’ACN comunicherà ai soggetti interessati se sono stati inseriti tra l’elenco dei soggetti essenziali o importanti.
    • Entro il 15 aprile 2025, i soggetti che avranno ricevuto la comunicazione dovranno nominare con un apposito atto un soggetto che abbia la responsabilità dell’adempimento degli obblighi del decreto.

    I soggetti interessati dalla Direttiva dovranno procedere con ulteriori adempimenti: entro il 01/01/2026 obbligo di notifica incidenti ed entro il 1° ottobre 2026 si dovrà adempiere agli obblighi in materia di organi amministrativi e delle misure di sicurezza. Ogni anno l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale aggiornerà l’elenco dei soggetti coinvolti. Le aziende e le pubbliche amministrazioni avranno la possibilità di registrarsi ogni anno, tra gennaio e febbraio, qualora ritengano di far parte dei soggetti interessati. A seguito dell’entrata in vigore della NIS2 e dell’individuazione degli operatori coinvolti potranno essere eseguite attività di vigilanza ed audit a campione per verificare la conformità degli stessi alla Direttiva. Nel caso di non conformità, per le aziende coinvolte saranno applicabili delle sanzioni.

  • MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    MADE IN ITALY: si stringe la morsa sulla contraffazione

    I dati del Rapporto Cnalcis – realizzato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT – sulla lotta alla contraffazione e all’italian sounding, sono stati presentati durante la nona edizione della Settimana Anticontraffazione.

    A nove mesi dall’entrata in vigore della  legge quadro per il Made in Italy (n. 206 del 27 dicembre 2023), sono 2.357 i casi di applicazione delle nuove disposizioni. Circa 100 sono i casi in cui è stata prevista la distruzione delle merci contraffatte sequestrate e oltre 2.200 i casi di applicazione delle nuove sanzioni pecuniarie, incrementate rispetto al passato. Relativamente alle azioni di enforcement, nel primo semestre 2024 sono state quasi 9.000 le operazioni di sequestro effettuate. In particolare, sono stati più di 2.700 gli interventi operati dalla Guardia di Finanza e oltre 4.000 quelli dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Sono i principali dati contenuti nel Rapporto Cnalcis, realizzato dalla Direzione Generale per la Proprietà Industriale – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del MIMIT, sulle attività svolte per la lotta alla contraffazione dalle amministrazioni competenti, presentati in occasione della nona edizione della Settimana Anticontraffazione (21/25 ottobre 2024).

    La legge quadro per il Made in Italy

    La legge mira a sostenere e promuovere, a livello nazionale e internazionale, le eccellenze produttive e il patrimonio culturale del nostro Paese. Un impegno verso la valorizzazione di un marchio che racchiude la qualità, l’innovazione e la tradizione del nostro tessuto imprenditoriale e culturale. Nella Legge, infatti, sono state introdotte misure per la protezione dei marchi e delle eccellenze italiane, tramite il potenziamento delle sanzioni e l’ampliamento degli strumenti a disposizione delle autorità competenti. Numerose sono le azioni per sensibilizzare i consumatori, soprattutto i giovani: oltre 3.000 sono stati gli studenti coinvolti quest’anno nella quarta edizione della “Giornata della Lotta alla Contraffazione per gli Studenti”. Un altro target centrale nelle azioni per la tutela, anche all’estero, della proprietà industriale sono le imprese: la Linea Diretta Anticontraffazione dedicata ha raccolto 447 segnalazioni di possibili violazioni dei diritti di proprietà industriale.

    I settori colpiti dalla contraffazione

    A livello settoriale, l’agroalimentare è stato interessato da circa 300 interventi del MASAF-ICQRF e 35 dei Carabinieri (Comando per la Tutela Agroalimentare), di cui 26 a marchio tutelato DOP e IGP, 7 per privative vegetali e 2 relativi a Made in Italy. La tutela della salute ha visto, da parte dei Carabinieri – NAS, quasi 200 oscurazioni di siti web che vendevano prodotti sanitari falsi. Sono 1.200 le operazioni svolte, infine, dai Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Importante anche l’impegno istituzionale per prevenire e contrastare la diffusione del falso on-line: 7 sono le piattaforme web con cui si è consolidata la rete di collaborazione pubblico-privata, con la condivisione di intenti comuni per azioni e strumenti di rimedio.

    L’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Mimit ha elaborato nel database IPERICO oltre 500 mila dati, pervenuti dalle diverse banche dati delle autorità italiane di enforcement. Le principali evidenze emerse per il 2023 registrano che le categorie merceologiche maggiormente sequestrate per contraffazione sono state l’abbigliamento (43,2%), gli accessori per abbigliamento (23%) e le calzature (10,5%), tutti settori storicamente colpiti dal business illegale e che rappresentano alcune tra le produzioni di eccellenza della manifattura e del Made in Italy. Quanto alla provenienza degli articoli falsi, risulta prevalere la Cina, seguita da Turchia, Marocco e Pakistan. Tra il 2008 e il 2023, sono stati quasi 241 mila i sequestri e 699,5 milioni i pezzi contraffatti sequestrati, per un valore economico stimato della merce sequestrata di oltre 6,14 miliardi di euro sottratti al circuito illegale.

  • Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Gestire l’inaspettato per una logistica più resiliente

    Le turbolenze degli ultimi tempi hanno dimostrato quanto le supply chain possano essere vulnerabili a eventi inaspettati, dalla pandemia alle crisi geopolitiche ai cambiamenti climatici. Nell’attuale scenario economico, quindi, la capacità di gestire l’imprevisto si configura come un elemento imprescindibile per le aziende operanti nel settore logistico. Gli eventi recenti, come l’aggressione della Russia, le tensioni in Medio Oriente e l’escalation tra USA e CINA, hanno evidenziato l’urgenza di sviluppare strategie reattive e resilienti, in grado di garantire continuità operativa anche in contesti di forte instabilità.

    Logistica e carenza di manodopera

    Nel nostro Paese, il settore della logistica sta attraversando un periodo di trasformazione. Nel 2023 ha registrato un fatturato di circa 112 miliardi di euro, con una crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, si evidenziano alcune criticità, tra cui la carenza di manodopera, con un deficit in Italia di circa 60.000 lavoratori. Questo problema si riflette anche a livello europeo, dove la mancanza di personale è una questione cruciale per il futuro della logistica​.

    Le aziende del settore stanno cercando di rispondere a questi problemi con innovazioni tecnologiche, come la digitalizzazione dei processi, che consentono di aumentare l’efficienza operativa. Queste piattaforme innovative facilitano il monitoraggio in tempo reale dei flussi logistici, dalla prenotazione degli slot di carico alla distribuzione finale, riducendo i tempi di reazione e migliorando la produttività complessiva.

    Garantire solidità operativa di fronte alle sfide più imprevedibili

    Nella creazione di ecosistemi digitali per la supply chain ottimizzare i processi logistici non significa solo incrementare l’efficienza: è fondamentale costruire un’infrastruttura capace di adattarsi rapidamente alle fluttuazioni del mercato, garantendo solidità operativa di fronte alle sfide più imprevedibili.

    Le piattaforme digitali aiutano le aziende a centralizzare le informazioni, permettendo una visibilità completa end-to-end lungo la filiera. Questo approccio favorisce una collaborazione efficace tra i vari attori, dai fornitori ai clienti finali, riducendo il rischio di interruzioni e migliorando la capacità di risposta a imprevisti operativi.

    Come gestire l’inaspettato in logistica

    La gestione dell’inaspettato nel settore logistico richiede oggi una combinazione sinergica tra l’adozione di tecnologie avanzate e l’impiego di competenze tecniche specializzate. Le soluzioni digitali giocano un ruolo fondamentale nel rafforzare la resilienza della supply chain: piattaforme basate su intelligenza artificiale e analisi predittiva, ad esempio, consentono di monitorare in tempo reale l’intera filiera, anticipando problematiche e permettendo agli operatori di intervenire tempestivamente. La digitalizzazione dei processi, grazie all’uso di sistemi cloud e soluzioni collaborative, assicura una maggiore flessibilità e reattività, minimizzando il rischio di interruzioni operative e migliorando la visibilità lungo tutto il percorso della catena logistica.

    La necessaria integrazione tra tecnologia e competenze

    Tuttavia, il successo di tali innovazioni dipende strettamente dalle competenze tecniche del personale coinvolto. Gli operatori logistici non devono solo essere in grado di utilizzare queste tecnologie, ma devono anche sviluppare una profonda comprensione dei flussi operativi e delle dinamiche di mercato. L’interazione tra il fattore umano e l’automazione richiede figure professionali in grado di interpretare i dati in maniera strategica e di prendere decisioni rapide e informate. Questa integrazione tra tecnologia e competenze garantisce la capacità di gestire l’imprevisto, rafforzando non solo la resilienza ma anche l’efficienza operativa in un mercato sempre più complesso e imprevedibile.

    Un’era di automazione e interconnessione

    Con l’avvento della Logistica 4.0 e delle tecnologie digitali, il settore si sta dirigendo verso un’era di automazione e interconnessione. Tuttavia, le sfide legate alla scarsità di manodopera, all’aumento dei costi operativi e alla necessità di infrastrutture più moderne continuano a rappresentare ostacoli significativi. Nonostante una riduzione degli investimenti nel 2023, il settore rimane dinamico, con una forte domanda di spazi logistici moderni e tecnologicamente avanzati, specialmente nel Nord Italia​.

    L’ottimizzazione della logistica non rappresenta solo un miglioramento operativo, ma ha un impatto diretto sul fatturato e la crescita delle aziende. Anticipare e gestire l’inaspettato, come interruzioni nelle forniture o variazioni nella domanda, permette di mantenere fluida la catena del valore, evitando costose interruzioni e preservando la continuità del business. Ad esempio, aziende che utilizzano tecnologie di monitoraggio in tempo reale e analisi predittiva riescono a prevenire ritardi nelle consegne, ridurre i tempi di fermo e massimizzare l’efficienza operativa. Questo si traduce in una maggiore capacità di soddisfare le richieste del mercato, mantenendo alti i livelli di servizio e riducendo al minimo i costi di gestione​.

    L’ottimizzazione è un elemento di competitività fondamentale

    Inoltre, migliorando la visibilità e il controllo sulla supply chain, le imprese possono ridurre gli sprechi, ottimizzare le scorte e diminuire i costi legati all’immobilizzazione del capitale. Un esempio concreto è rappresentato dall’uso di sistemi collaborativi per gestire il flusso fabbisogni, ordine e consegna, che consentono di mantenere un equilibrio tra domanda e offerta, evitando eccedenze o carenze di prodotti. Queste ottimizzazioni non solo riducono i costi, ma liberano risorse finanziarie da reinvestire in altre aree strategiche del business​.

    In un ecosistema dove le risorse vanno a ridursi, l’ottimizzazione è diventato un elemento di competitività fondamentale.

    Fonte: Il Sole 24 Ore

  • Partnership ITS

    Partnership ITS

    Partnership ITS

    Grazie alla preziosa partnership avviata nel 2023 con Fondazione ITS ICT, abbiamo avuto il piacere di inserire, nel mese di novembre, i primi quattro apprendisti nel nostro team. Questi giovani talenti inizieranno la loro esperienza lavorativa in concomitanza con la seconda annualità del corso di Full Stack Developer. Per loro sarà un’importante opportunità di apprendimento e per noi un’occasione per crescere insieme, innovare e investire nel futuro.

    Auguriamo un caloroso in bocca al lupo ai nuovi colleghi: il loro contributo sarà fondamentale per affrontare con successo le sfide del domani!

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  • Intelligenza artificiale, crescita record in Italia

    Intelligenza artificiale, crescita record in Italia

    Intelligenza artificiale, crescita record in Italia

    6 grandi impreseitaliane su 10 hanno avviato un progetto di AI

    Il mercato dell’Intelligenza Artificiale cresce in modo rilevante. Nel 2023 ha messo a segno il +52%, raggiungendo un valore di 760 milioni di euro, dopo che già nel 2022 aveva registrato il +32% rispetto all’anno precedente. Gran parte degli investimenti riguarda soluzioni di analisi e interpretazione dei testi per ricerca semantica, classificazione, sintesi e spiegazione di documenti o agenti conversazionali tradizionali, mentre sono ancora limitati al 5% (38 milioni di euro) i progetti di Generative AI. Sei grandi imprese italiane su dieci hanno già avviato un qualche progetto di Intelligenza Artificiale, almeno a livello di sperimentazione. Due su tre hanno già discusso internamente delle applicazioni delle Generative AI e tra queste una su quattro ha avviato una sperimentazione. Sono i principali dati emersi nel corso del convegno “AI al centro: novità, applicazioni e regole” dove sono stati presentati i risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano.

    Al primo posto ci sono le grandi imprese

    Il 90% del mercato in Italia è appannaggio delle grandi imprese. Il resto è suddiviso in modo equilibrato tra PMI e Pubblica Amministrazione. La quota più significativa (29%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Data Exploration & Prediction, Decision Support & Optimization Systems). Il 27% è per progetti di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato (Text Analysis, Classification & Conversation Systems). Il 22% per algoritmi che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation Systems). Il 10% analisi di video ed immagini, 7% Process Orchestration Systems, il 5% Generative AI. Guardando alla spesa media in Intelligenza Artificiale per azienda, ai primi posti ci sono i settori Telco-Media e Assicurazioni, seguiti da Energy, Resource & Utility, Banche e Finanza.

    Aganguardisti, cauti e “in cammino”

    L’Osservatorio ha analizzato la maturità delle organizzazioni nel percorso di adozione dell’AI, arrivando ad individuare diversi profili. L’11% è avanguardista, aziende che hanno raggiunto la piena maturità a livello tecnologico, organizzativo e gestionale nell’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale. Il 23% è apprendista, hanno diversi progetti avviati, ma difficilmente impiegano metodologie strutturate nel gestirli e tendono a far ricorso a soluzioni standard o pronte all’uso. Nel restante 66% dei casi permangono situazioni eterogenee: ci sono organizzazioni in cammino (29%), dotate degli elementi abilitanti ma con pochi progetti, e aziende che non percepiscono il tema come rilevante e non dispongono di un’infrastruttura IT adeguata alla gestione di grandi quantità di dati.

    Le principali criticità nell’integrare un progetto di intelligenza artificiale

    Il 61% delle grandi imprese ha all’attivo, almeno a livello di sperimentazione, un progetto di Intelligenza Artificiale, mentre si scende al 18% tra le piccole e medie imprese (+3 punti percentuali rispetto al 2022). Il 37% delle grandi realtà che non hanno progetti all’attivo, ha comunque intenzione di attivarli nei prossimi 12 mesi e si moltiplicano le iniziative di workshop ispirazionali/formativi sul tema. D’altro canto, soltanto il 7% delle piccole e medie imprese sta riflettendo su potenziali applicazioni e solo il 2% ha concretamente attivato almeno una sperimentazione. “Da parte della comunità scientifica è doveroso guidare il percorso di adozione dell’AI e dell’AI Generativa, cercando di evitare la fase di disillusione che solitamente caratterizza il processo di adozione di nuove tecnologie – spiega Nicola Gatti, co-direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano e responsabile per Politecnico di Milano presso il Laboratorio CINI Artificial Intelligence and Intelligent Systems. A questo riguardo, sono tre le principali criticità che riguardano oggi l’AI: poter garantire che i risultati dei sistemi di AI siano corretti (tipicamente si parla di robustezza), poter garantire che le decisioni prese siano spiegabili alle persone (explainability) e certificare che i sistemi di AI rispettino le regolamentazioni Europee e che i rischi potenziali siano mitigati. Come Politecnico di Milano, tramite il Partenariato Esteso FAIR, stiamo portando avanti la ricerca in ambito Adaptive AI proprio per dare risposta a queste sfide”.

    Gli impatti sul mondo del lavoro

    Quasi tutti gli italiani (98%) hanno sentito parlare di Intelligenza Artificiale e più di un italiano su quattro (29%) ne ha una conoscenza medio-alta. C’è grande interesse, dunque, ma anche una certa confusione: tre italiani su quattro hanno sentito parlare di ChatGPT, ma solo il 57% conosce il termine “Intelligenza Artificiale Generativa”. Un italiano su quattro dichiara inoltre di aver interagito almeno una volta con ChatGPT. Ben il 77% degli italiani guarda con timore all’Intelligenza Artificiale, soprattutto in relazione ai possibili impatti sul mondo del lavoro. Tuttavia, solo il 17% è fermamente contrario all’ingresso dell’AI nelle attività professionali. Di certo, gli impatti sul mondo del lavoro saranno molto significativi. In Italia l’Intelligenza Artificiale ha un potenziale di automazione del 50% di “posti di lavoro equivalenti” – ad oggi realizzato in minima parte – considerando anche che il ruolo dell’AI è più di supporto che di vera e propria sostituzione. Ma da qui a 10 anni, le nuove capacità delle macchine potrebbero svolgere il lavoro di 3,8 milioni di persone in Italia. “Nel valutare il reale impatto sul lavoro bisogna tenere in considerazione le previsioni demografiche che, a causa dell’invecchiamento della popolazione, prospettano un gap di 5,6 milioni di posti di lavoro equivalenti entro il 2033. In questa prospettiva – afferma Giovanni Miragliotta, co-direttore dell’Osservatorio Ai del Politecnico di Milano e del Polimi Artificial Intelligence Research and Innovation Center – la possibile automazione di 3,8 milioni di posti di lavoro equivalenti appare quasi una necessità per ribilanciare un enorme problema che si sta creando, più che un rischio. Tuttavia, soltanto prestando attenzione alle nuove esigenze dei lavoratori, alla formazione e ad un’equa redistribuzione dei benefici, la società riuscirà a trarre valore dallo sviluppo dell’AI”.

    Tesisquare e l’intelligenza artificiale

    Lo studio del potenziale dell’Intelligenza Artificiale coinvolge diversi livelli e team all’interno di Tesisquare. In conformità con le proprie politiche di governance e con il Codice Etico, l’azienda sostiene l’uso dell’IA in modo responsabile, consapevole delle opportunità e dei suoi potenziali rischi.

  • Importanti novità per la Fatturazione Elettronica in Francia

    Importanti novità per la Fatturazione Elettronica in Francia

    Ci sono novità sulla Fatturazione Elettronica in Francia e riguardano una modifica nel ruolo del cosiddetto “Portale Pubblico di Fatturazione” (PPF).

    Inizialmente, il PPF, centro-stella del modello di Fatturazione Elettronica e Tax Reporting Francese, era pensato per ricevere i report fiscali e le Fatture dalle aziende Francesi, per poi istradarle e registrarle. Il suo obiettivo era di raccogliere dati e abilitare l’intero ecosistema composto da Piattaforme di Dematerializzazione Partner (PDP), Operatori di Dematerializzazione (OD) e le imprese ad essi interconnessi.

    Per rispettare i tempi di sviluppo previsti dalla legge e massimizzare l’impatto del PPF nell’ecosistema progettato, la Francia ha scelto di ridefinirne il ruolo, concentrandolo sulla gestione dell’elenco dei “destinatari” e sulla trasmissione dei dati fiscali alla Direzione Generale delle Finanze Pubbliche (DGFIP).

    Questo cambiamento implica che il PPF non sarà più coinvolto direttamente negli scambi delle Fatture, pertanto le aziende dovranno affidarsi, per l’invio e la ricezione delle Fatture, ai PDP (l’elenco dei provider accettati come PDP e in fase di accreditamento è disponibile qui). Le aziende che intendevano usare il PPF per trasmettere o ricevere fatture dovranno quindi adattarsi a queste nuove condizioni.

    Ricordiamo che l’obbligo di emettere Fatture Elettroniche in Francia, per tutte le imprese, sarà progressivo: dal 1° settembre 2026 dovranno partire le grandi imprese e dal 1° settembre 2027 toccherà a tutte le medio-piccole, piccole e microimprese.

  • Intelligenza Artificiale: soluzioni etiche, trasparenti e affidabili

    Intelligenza Artificiale: soluzioni etiche, trasparenti e affidabili

    Lo studio del potenziale dell’Intelligenza Artificiale coinvolge diversi livelli e team all’interno di Tesisquare. In conformità con le proprie politiche di governance e con il Codice Etico, l’azienda sostiene l’uso dell’IA in modo responsabile, consapevole delle opportunità e dei suoi potenziali rischi.

    L’Intelligenza Artificiale offre opportunità senza precedenti, ma il suo utilizzo richiede nuovi livelli di responsabilità e consapevolezza Il suo impatto sulle persone e sulle organizzazioni ha sollevato molti interrogativi sull’etica, sulla governance dei dati, sulla fiducia e i principi di legalità. La ricerca Accenture Tech Vision 2024 ha evidenziato che solo il 35% dei consumatori si fida del modo in cui l’IA viene implementata, mentre il 77% ritiene che le organizzazioni debbano essere ritenute responsabili per un suo eventuale utilizzo improprio.

    L’uso dell’IA porta innumerevoli vantaggi alle aziende, che devono essere però consapevoli delle azioni da intraprendere per assicurarsi che sia sviluppata e utilizzata in modo sicuro, responsabile ed etico. Con l’entrata in vigore dell’AI ACT, ovvero il Regolamento 2024/1689 del 13 giugno 2024, l’Unione Europea ha  normato l’utilizzo e la fornitura dei sistemi di Intelligenza Artificiale, introducendo una serie di regole e principi da rispettare laddove tali sistemi vengano implementati a livello professionale. Tra glia altri, si ricordano:

    • Trasparenza: i fornitori di sistemi di intelligenza artificiale devono fornire informazioni chiare e comprensibili sui loro sistemi, comprese le loro capacità, limitazioni e potenziali rischi.
    • Valutazione della conformità: i fornitori di sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio (gestione del personale, accesso all’istruzione, sicurezza e giustizia) devono far valutare i propri sistemi da organismi di valutazione indipendenti conformi ai requisiti stabiliti nel Regolamento.
    • Vigilanza del mercato: le autorità nazionali devono sorvegliare il mercato per garantire che i sistemi di Intelligenza Artificiale siano conformi al Regolamento e adottare le necessarie misure.

    Il Regolamento intende promuovere la diffusione di un’Intelligenza Artificiale antropocentrica e affidabile, garantendo nel contempo un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza, oltre al rispetto dei dettami fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti dell’Unione europea.

    Etica e Responsabilità

    Tesisquare investe importanti risorse ed energie nella comprensione del potenziale dell’Intelligenza Artificiale, sia per migliorare i processi interni, sia per aumentare la propria offerta e fornire ai clienti servizi sempre più accurati e precisi. Viene riconosciuto il potenziale trasformativo dell’IA, ma anche il rischio che da essa può derivare: pertanto l’azienda si impegna a utilizzarla in modo etico, responsabile e sicuro per migliorare l’efficienza, l’innovazione e la qualità dei prodotti e servizi offerti ai propri clienti.

    Le due direttrici nell’utilizzo dell’IA

    1. Efficienza dei processi interni, per supportare i processi decisionali e produttivi. Ad esempio, i software che utilizzano l’IA consentono di effettuare analisi ed estrazioni di dati in maniera più rapida e precisa rispetto ad analisi ed estrazioni manuali; possono supportare il lavoro del personale di Tesisquare in operazioni ripetitive e standardizzate e possono anche aiutare i team di sviluppo di prodotto nella scrittura del codice sorgente.
    2. Sviluppo e commercializzazione di software o algoritmi che sfruttano le potenzialità dell’IA. Le applicazioni di IA utilizzate in Tesisquare e sviluppate per i propri clienti sono soggette a una valutazione continua per monitorarne le prestazioni, l’equità e l’aderenza ai principi della propria Policy e del Codice Etico. Eventuali problemi identificati vengono affrontati e corretti tempestivamente. L’azienda provvede inoltre alla formazione del personale coinvolto nello sviluppo e nell’utilizzo di sistemi basati su IA.

    Dalla conformità dell’IA al Vantaggio Competitivo

    Sia nell’utilizzo dell’IA per migliorare e rendere più efficienti i propri processi interni, sia nelle attività di sviluppo e commercializzazione di IA, Tesisquare rispetta le seguenti linee guida.

    • Conformità alla legge. Tesisquare si impegna a rispettare le leggi e le normative sull’IA,, garantendo la conformità e l’adattamento a eventuali aggiornamenti normativi. L’AI ACT adotta un approccio risk-based e impone obblighi differenziati ai fornitori e agli sviluppatori di sistemi di IA in base ai diversi livelli di rischio: rischio inaccettabile, elevato, limitato e rischio minimo o nullo. TESISQUARE si impegna a conformarsi a tali disposizioni: pertanto, non utilizza e non sviluppa, a titolo di esempio, sistemi di IA che utilizzano tecniche subliminali che agiscono senza che una persona ne sia consapevole; sistemi di IA che sfruttano le vulnerabilità di uno specifico gruppo di persone, dovute all’età o alla disabilità fisica o mentale, sistemi di IA che consentono la valutazione o la classificazione dell’affidabilità delle persone sulla base del loro comportamento sociale o di caratteristiche della personalità note o previste; sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale in spazi accessibili al pubblico; sistemi di categorizzazione biometrica che utilizzano caratteristiche sensibili come genere, razza, etnia, cittadinanza, religione o orientamento politico.
    • L’uomo ha il controllo (Human-in-command: HIC) e principio di responsabilità. L’IA è intesa da Tesisquare come un semplice strumento al servizio delle persone. In qualsiasi momento, le persone possono decidere quando e come utilizzare i risultati forniti da tale strumento. L’IA deve essere utilizzata come un supporto per le decisioni umane, non come sostituto. Le decisioni importanti devono sempre prese da esseri umani. A tale principio è strettamente collegato il principio di responsabilità. Gli output dell’IA possono supportare una decisione dell’uomo, ma non possono prendere il posto delle decisioni umane. Ciò significa, ad esempio che gli output dell’IA devono sempre essere soggetti a supervisione da parte dei dipendenti TESISQUARE addetti all’utilizzo di applicazioni IA. Ad esempio, l’utilizzo di sistemi di IA generativa per la scrittura di stringhe di codice sorgente non esonera lo sviluppatore dal verificare la correttezza, integrità e compatibilità del codice sviluppato; oppure, la generazione di immagini o post destinati a un social network tramite sistemi di IA non esonera l’utilizzatore dal verificare che non violino diritti di proprietà intellettuale di terzi. I sistemi di IA sono spesso black box e gli output sono da utilizzare con grande prudenza.

    Utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, le linee guida

    Tesisquare riconosce che l’IA possa apportare un valore significativo al miglioramento della qualità e dell’efficienza di determinati  processi interni, nel rispetto dei principi sin’ora delineati.

    Di seguito sono elencate ulteriori linee guida applicate all’interno dell’organizzazione destinate a rafforzare la protezione del codice sorgente dei software di Tesisquare.

    • Confidenzialità e tutela del know how e della proprietà intellettuale di Tesisquare. È severamente vietato agli utilizzatori inserire informazioni aziendali riservate di Tesisquare all’interno di modelli di linguaggio aperti al pubblico.
    • GDPR e tutela dei dati personali. È fatto divieto agli utilizzatori di riversare dati personali all’interno di sistemi di IA, soprattutto se aperti al pubblico.
    • Trasparenza. L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale per ottenere un determinato output (slide, analisi, report, etc.) deve sempre essere dichiarato al proprio interlocutore.
    • Prudenza. A causa dell’opacità dei processi interni delle reti neurali e dell’inaccessibilità di tutti i dati contemporaneamente trattati dai sistemi di IA basati sul deep learning, i sistemi di IA vengono talvolta definiti come “black box”. Anche se il sistema di IA funziona perché restituisce output coerenti rispetto ai prompt, non si sa esattamente come raggiunge questi esiti o quali dati influenzano maggiormente le sue decisioni, a differenza dei programmi informatici tradizionali, dove tutto il codice è stato compilato in modo controllato e con ampio intervento da parte degli esseri umani. Questa circostanza impone agli utilizzatori di IA di innalzare il livello di attenzione ogni qualvolta si utilizzano sistemi di IA per la generazione di contenuti, documenti, analisi e report.

    Principi relativi allo sviluppo e commercializzazione di sistemi di IA ai clienti

    TESISQUARE si impegna a sviluppare e distribuire ai propri clienti sistemi di IA conformi alla legge (e in particolare alle direttive dell’AI ACT) e alle linee guida tempo per tempo definite dagli organismi nazionali e internazionali impegnati in materia di IA, e nel rispetto dei seguenti principi:

    • Uso responsabile dei dati del cliente. Tesisquare è responsabile della custodia di una grande mole di dati dei propri clienti. L’utilizzo di tali dati per analisi avanzate mediante sistemi di IA avviene in modo trasparente, dichiarato, conforme agli obblighi di confidenzialità e a quelli imposti dal GDPR e dalle altre leggi applicabili. Tesisquare utilizza i dati del cliente in modo responsabile, affrontando volta per volta eventuali questioni legali ed etiche che si presentano.
    • Trasparenza. I sistemi di IA sono progettati e sviluppati in modo tale da garantire che il loro funzionamento sia sufficientemente trasparente da consentire agli utenti di interpretare l’output del sistema e utilizzarlo adeguatamente. Tesisquare garantisce che i sistemi di IA siano progettati e sviluppati in modo tale che le persone fisiche siano informate del fatto di interagire con un sistema di IA, a meno che ciò non risulti evidente dalle circostanze e dal contesto di utilizzo.
    • Tracciabilità ed explainability. Tesisquare progetta e distribuisce sistemi di IA con capacità che consentono la registrazione automatica degli eventi (log) durante il loro funzionamento. Predispone inoltre un’adeguata documentazione tecnica che ne descrive il funzionamento e le modalità di addestramento.
    • Sicurezza. Tesisquare progetta e distribuisce sistemi di IA in modo tale da conseguire, alla luce della loro finalità prevista, un adeguato livello di accuratezza, robustezza e cybersicurezza. L’azienda opera in modo coerente con tali aspetti durante tutto il loro ciclo di vita.

  • TRANSIZIONE 5.0: LA TRASFORMAZIONE DIGITALE INCONTRA LA SOSTENIBILITÀ

    TRANSIZIONE 5.0: LA TRASFORMAZIONE DIGITALE INCONTRA LA SOSTENIBILITÀ

    TRANSIZIONE 5.0: LA TRASFORMAZIONE DIGITALE INCONTRA LA SOSTENIBILITÀ

    Il piano varato dal Governo sostiene la trasformazione digitale e l’efficienza energetica delle imprese.

    Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha istituito ilpiano Transizione 5.0, in attuazione della decisione del Consiglio Ecofin dell’8 dicembre2023 che approva la ridefinizione e l’aggiornamento del PNRR e, in particolare, di quanto disposto in relazione all’investimento 15 “Transizione 5.0” della nuova Missione7 – REPowerEU. Finanziato dai fondi del PNRR – in complementarità con la misura Transizione 4.0 – il piano si inserisce nell’ambito della più ampia strategia finalizzata a sostenere il processo di trasformazione digitale ed energetica delle imprese, mettendo a disposizione 6,3 miliardi di euro sotto forma di credito d’imposta per nuovi investimenti realizzati negli anni 2024-2025. Lo stanziamento è così suddiviso: beni materiali e immateriali (3,78 miliardi di euro); autoproduzione e autoconsumo da fonti di energia rinnovabile (1,89 miliardi di euro); formazione (630 milioni di euro).

    Parole d’ordine: efficienza e sostenibilità

    Il piano Transizione 5.0 è finalizzato a incentivare l’efficientamento dei processi produttivi, l’incremento della sostenibilità e la diffusione della digitalizzazione nelle imprese, mediante acquisto di macchinari appartenenti alla categoria di Industry 4.0, software per il monitoraggio dei consumi, beni strumentali per la produzione da fonti energetiche rinnovabili e formazione del personale. Nell’ambito dei progetti di innovazione sono inoltre agevolabili i nuovi beni strumentali all’esercizio d’impresa finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, a eccezione delle biomasse, compresi gli impianti per lo stoccaggio dell’energia prodotta; spese per la formazione del personale nell’ambito di competenze utili alla transizione dei processi produttivi (nel limite del 10% degli investimenti effettuati nei beni strumentali e nel limite massimo di 300 mila euro). Ad accedere ai crediti d’imposta possono essere tutte le imprese di qualsiasi dimensione, forma giuridica e settore sul territorio italiano.

    Si amplia la platea di imprese che investono nel digitale

    Transizione 5.0 è il naturale evolversi del concetto di Industry 4.0,che ha rivoluzionato il modo in cui le aziende gestiscono i propri processi produttivi, attraverso l’adozione di tecnologie digitali avanzate. Mentre Industry 4.0 si concentra principalmente sulla produzione intelligente (automazione e integrazione dei sistemi), il nuovo piano pone maggiore enfasi sulla sostenibilità ambientale.

    Il mondo del digitale, inizialmente rivolto solo alle grandi aziende, con l’introduzione prima della fatturazione elettronica (trovi altre informazioni anche in questo precedente articolo) e poi con l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi industriali (IoT, AI, Big Data, robotica e automazione) – si sta diffondendo anche tra le PMI in tutti i settori economici. L’obiettivo è migliorare la produttività, l’efficienza e la flessibilità, consentendo al contempo processi decisionali e personalizzazioni più accurate nelle operazioni di produzione e supply chain. Una delle principali novità introdotte dal piano Transizione 5.0 è la promozione dell’adozione di tecnologie green esostenibili, incoraggiando le imprese a ridurre il proprio impatto ambientale attraverso l’utilizzo di energie rinnovabili, la riduzione degli sprechi e l’ottimizzazione delle risorse. C’è, dunque, un ampliamento rispetto alla vecchia platea di beni agevolabili, poiché vengono compresi anche software o applicazioni per il monitoraggio dei consumi e dell’energia autoprodotta o che introducono meccanismi di efficienza energetica; nonché, se acquistati unitamente a questi, software per la gestione d’impresa. Inoltre, il nuovo piano prevede il reinserimento di crediti legati alla formazione da parte di soggetti esterni accreditati che erano stati precedentemente introdotti e poi sospesi.

    Soluzioni ESG perle sfide del futuro

    Le soluzioni Control Tower di Tesisquare spaziano dalle certificazioni di provenienza dei prodotti all’anticontraffazione, dal data-backed ambientale alla sostenibilità. Soluzioni innovative dove l’utilizzo della tecnologia può fornire risposte alle sfide del futuro. Sfide che per le aziende saranno il gestire in modo sempre più trasparente e preciso una mole di dati che si renderanno necessari ai fini della rendicontazione, della trasparenza della supply chain e del passaporto digitale (trovi maggiori informazioni qui) che seguirà l’intero ciclo di vita dei prodotti. La necessità  di tracciabilità si estende lungo l’intera filiera, dal processo di sourcing e selezione dei fornitori fino al post-vendita. In questo contesto è fondamentale non solo conoscere i fornitori diretti, ma anche i fornitori dei fornitori. L’impatto delle normative ESG sui modelli di supply chain è dunque innegabile: le aziende dovranno adottare un approccio olistico e proattivo, investendo in tecnologie digitali e collaborando con l’intero ecosistema per garantire una catena di approvvigionamento trasparente e responsabile. Tracciabilità e passaporto digitale di prodotto (DPP) vanno al di là del puro obbligo normativo, ma rappresentano un percorso articolato con benefici in termini di riduzione dei rischi aziendali e di protezione del valore del brand. Le aziende che adottano pratiche sostenibili potranno godere inoltre di un vantaggio competitivo, attrarre i consumatori più attenti all’ambiente e creare valore alungo termine per tutti gli stakeholder coinvolti.